Moneta con l’assassino più noto della storia venduto per 2,2 milioni di euro

Moneta che risale ai tempi di Roma ha fatto discutere molti gli appassionati e i collezionisti di numismatica

Moneta
Moneta con Bruto (foto social)

Roma, 15 marzo 44 a. C. Una data scolpita nella storia antica e che dunque ha influenzato i secoli successivi. Nella capitale del mondo si consuma l’assassino più noto, quello di Giulio Cesare.

Marco Giunio Bruto è tra i personaggi di spicco dei congiurati e il suo volto viene raffigurato su una moneta venduta all’asta Numismatica Ars Classica a Zurigo per 2,2 milioni di franchi svizzeri con numer 474 del catalogo di vendita. In euro sono poco più di 2,1. La partenza delle dote era di 600mila franchi.

Una cifra ben diversa, meno cara dei quasi 4 milioni di euro (equivalenti di 3.240.000 sterline) che sono stati totalizzati nel 2020 da uno dei due esemplari perfetti comprati. Un altro fa parte del patrimonio della Deutsche Bundesbank fin dal 1993 il cui valore non è mai stato reso noto.

La moneta venduta in questi giorni (che sulla parte superiore presenta un foto) è stata esposta dal 2010 al 2021 nel British Museum che nel 1932 non riuscì ad acquistarlo per farlo entrare nei propri cataloghi a causa delle effetti della crisi del 1929.

Moneta con Bruto: invito allo Stato per acquistarla

Storicamente ha un valore elevatissimo perché probabilmente fu usato come distintivo dai sostenitori di Bruto da sfoggiare con vanto.

Il significato della coniazione fu grande, una rivendicazione di quanto fatto e infatti riporta la data (eid mar, Idi di Marzo), due pugnali che sarebbero quelli di Bruto e di Cassio, ma i partecipanti materiali alle 23 coltellate furono di più) e al centro il pileius, cappello della libertà. Il simbolo era chiaro: a Roma era stata restituita la libertà.

La moneta ha anche una versione in argento, utilizzato più come moneta di diffusione tra i soldati delle truppe, in modo che potessero sempre ricordare i fatti.

All’asta volesse che partecipasse anche lo Stato italiano.
Margherita Corrado, con altri colleghi, aveva presentato una documentata interrogazione al ministro della Cultura avanzando la richiesta poi respinta.

L’Italia non ha nelle proprie collezioni numismatiche emissione aurea come questa ha sostenuto la senatrice. Con gli altri firmatari ha peronato l’idea di chi è convinto che la moneta, anche se non in ottimo stato di conservazione, debba essere patrimonio del paese e un onore anche per Roma, teatro del fatto forse più conosciuto che dall’antichità è stato trasmesso ad oggi.