Monete con errore di conio, quanto possono valere

Monete con errore di conio, vendute a peso d’oro, vediamo a quanto potrebbero essere rivendute ai collezionisti

500 lire caravelle
500 lire Caravelle – Foto da socialperiodico.it

Anche se per numismatica si intende lo studio delle antiche monete (è infatti una materia universitaria e un corso di laure), spesso sotto questo nome rientrano anche i semplice appassionati di monete antiche e non. Negli ultimi anni vediamo come l’interesse verso i soldi di metallo è aumentato. Basta fare un giro sul web per accorgerci di quanti sono disposti a vendere e a comprare.

Il web del resto è stato anche un volano per gli stessi collezionisti, dunque causa ed effetto del fenomeno. Monete che hanno un valore nominale bassissimo vengono vendute per decine a volte centinaia di migliaia di euro, perché?

Ricordiamo quali sono i tre elementi che rendono unica una moneta. Innazitutto l’anno di coniazione, quando è stata realizzata. Secondo elemento è la rarità che si intreccia con il primo: più è antica è più è rara. Ci sono però monete più vicine a noi nel tempo coniate in pochissime serie.

Terzo e ultimo elemento è lo stato di conservazione. Se è a Fior di Conio, praticamente così come è stata realizzata dalla Zecca di Stato ha un grande valore, se la conservazione non è ottimale, il valore cala di molto.

Monete con errore di conio: alcuni esempio

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Da considerare anche gli errori di conio, che possono essere definiti errori “di stampa” o “di fabbrica”: dunque la moneta è uscita dalla Zecca già con un difetto non provocato dall’usura.

Tra le nostre vecchi care lire, una delle monete più celebre è quella da 500 lire con le caravelle e le bandiere al contrario. In questo caso forse non si può parlare propriamente di errore perché la Zecca, resosi conto del fatto, diede comunque il via libera all’emissione.

Un altro esempio è la 10 lire Spiga 1991 con il timore al contrario. Questo è un errore di conio a tutti gli effetti, ma quanto vale? Può essere rivenduta da un minimo di 40 a un massimo di 150 euro.

Ancora, la 20 lire del 1970 che per errore ha una P al posto R, l’idendificativo della Zecca di Stato di Roma. Il valore può essere anche pari a 120 euro.