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Categorie: Investimenti e Finanza

Furto di Fentanyl all’Ospedale Israelitico: l’indagine rivela un doppio colpo, interviene il Ministero della Salute

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Neon accesi, corsie silenziose, una farmacia ospedaliera che dovrebbe essere impenetrabile. E invece, nel cuore di Roma, da un armadio blindato spariscono 80 fiale di fentanyl. L’allerta si alza, la città trattiene il fiato, il Ministero della Salute interviene. E l’indagine, passo dopo passo, svela che non sarebbe stato un colpo solo.

Cosa sappiamo finora

Il furto è avvenuto all’Ospedale Israelitico. Mancano 80 fiale di oppioide ad altissimo dosaggio, prelevate dalla farmacia ospedaliera. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo. I carabinieri hanno effettuato un’ispezione. Fin qui, i fatti confermati.

C’è un dettaglio in più, cruciale. Secondo le prime verifiche, il furto non sarebbe avvenuto in un’unica azione, ma in due momenti distinti. Le tempistiche non sono state rese pubbliche. Non c’è ancora una ricostruzione ufficiale su chi, come e quando. Ma l’ipotesi del “doppio passaggio” spiega perché l’ammanco sia emerso solo incrociando conti e registri.

La sera di venerdì, il Ministero della Salute ha inviato una circolare. Il testo richiama il Piano nazionale contro l’uso improprio del fentanyl e dei sintetici affini. La circolare chiede più controlli sugli stock, inventari frequenti, segnalazioni tempestive di anomalie, formazione del personale, e uso rigoroso del sistema di allerta precoce. Sembra buonsenso. In ospedale, per gli stupefacenti vige già la regola del registro, della doppia firma, dei contenitori sicuri. Ma quando qualcosa si spezza – una porta non chiusa, un badge condiviso, un ritardo nei conteggi – lo si scopre sempre dopo.

Mi torna in mente un farmacista di reparto che, a fine turno, contava una a una le fiale. “Non mi fido del numero sullo schermo, voglio sentire il peso della scatola”, diceva. Questa volta, quel peso non c’era più.

Perché il fentanyl preoccupa

Il fentanyl è un analgesico potente. Da 50 a 100 volte più della morfina. Bastano pochi milligrammi per esiti gravissimi. È un farmaco prezioso in sala operatoria e in terapia del dolore. Ma fuori controllo diventa una minaccia. Lo mostrano dati internazionali: dove circola senza garanzie, crescono overdose e decessi. Esiste un antidoto, il naloxone, ma serve prontezza e formazione.

In Italia l’allerta è preventiva. Non viviamo l’emergenza vista altrove, ma i segnali non mancano. Furti, micro-trafficoli, sequestri sporadici. Da qui l’insistenza del Ministero: chi gestisce questi medicinali deve chiudere ogni varco. Significa armadi rinforzati, tracciature puntuali, audit imprevisti, riconciliazioni giornaliere. Significa anche parole giuste: spiegare perché certe regole non sono burocrazia, ma sicurezza.

Resta un punto sospeso. Se davvero il prelievo è avvenuto in due atti, qualcuno ha contato su un’inerzia. Un giorno, poi un altro. Un varco minuscolo moltiplicato per due. È il genere di errore che cambia la fiducia nei luoghi di cura. E la fiducia, in sanità, è parte della terapia.

Ora tocca agli inquirenti. Capire chi ha agito e dove sono finite le 80 fiale. Molti dettagli non sono noti e non vale la pena riempire i vuoti con ipotesi. Vale invece una domanda semplice, che riguarda tutti: quanto è solido il nostro sistema quando si testa la sua cerniera più fragile? Perché la differenza, spesso, la fa una chiave girata fino in fondo, o lasciata a metà giro, nella fretta di un turno che non finisce mai.

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