Una funzione arriva, ti strappa un sorriso, poi scompare come se non fosse mai esistita. È successo di nuovo: in Google Foto, il piccolo esperimento per creare meme è evaporato senza saluti. E il silenzio, più della notizia, dice molto su come cambia il nostro rapporto con le app che usiamo ogni giorno.
Apri Google Foto, scorri tra le opzioni, cerchi quel pulsante furbo: niente. Me Meme, la funzione AI che permetteva di generare meme direttamente dall’app, è stata rimossa. Senza annunci, senza banner, senza una riga nel changelog. Gli indizi tecnici parlano chiaro: riferimenti spariti dal codice dell’app e dalle pagine di supporto. Al momento non c’è una comunicazione ufficiale di Google sui motivi né sui tempi precisi della dismissione.
Per chi l’aveva provata, Me Meme era un giocattolo leggero: prendi una foto, aggiungi testo, lasci all’AI qualche suggerimento ironico. Era utile? Dipende. Divertente? Sì, a piccole dosi. Non sappiamo se fosse un test a rollout limitato o un lancio più ampio: il quadro è frammentario e molte segnalazioni arrivano a macchia di leopardo. Quello che è certo è la sua assenza, oggi, nell’app stabile.
Non è la prima volta. L’azienda ha chiuso nel tempo decine e decine di prodotti: da Google+ a Inbox, da Play Music a Stadia. L’elenco non ufficiale del cosiddetto Google Graveyard supera da anni quota 280 servizi e feature dismessi. Con le funzioni minori succede spesso così: si sperimenta, si misura l’uso reale, poi si decide. A volte pesa il basso engagement. A volte il costo di manutenzione. Con i contenuti generati dall’utente, entrano in gioco anche la moderazione, la sicurezza del brand, i dubbi su copyright e disinformazione. Sono ipotesi plausibili, non confermate.
Dentro Google Foto, intanto, l’attenzione sembra spostarsi su strumenti più “seri” e riconoscibili: Magic Editor, ritocchi intelligenti, miglioramento volti. Funzioni che danno valore concreto agli scatti e giustificano, in alcuni casi, abbonamenti o hardware dedicato. In questo quadro, un generatore di meme può apparire come un frammento simpatico, ma sacrificabile.
Se usavi Me Meme, oggi non lo troverai più. Puoi ancora creare sovrascritture di testo con strumenti base o passare a app esterne dedicate ai meme. La perdita non è tecnica, è di “colore”. Più interessante è il segnale: le app che vivono nel cloud cambiano pelle di continuo, e le feature non sono promesse scolpite nella pietra. È comodo ricevere novità al volo; è scomodo affezionarsi a qualcosa che potrebbe sparire da un giorno all’altro.
È anche un tema di fiducia. Quando una funzione nasce e muore in silenzio, resta la sensazione di una casa con mobili spostati di notte. Per qualcuno è efficienza; per altri è disorientante. Qui l’invito, forse, è duplice: alle aziende, comunicare meglio persino le piccole rimozioni; a noi utenti, scegliere gli strumenti pensando alla loro solidità, non solo alla brillantezza del momento.
Nel frattempo, la creatività non manca: i meme continuano a vivere altrove, rumorosi e veloci. Forse è giusto così. Ma la prossima volta che un nuovo pulsante brillante apparirà in Google Foto, ti chiederai: resterà abbastanza a lungo da entrare nelle nostre abitudini, o sarà solo un altro lampo in corridoio?