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Carne coltivata, come stanno davvero le cose

Pubblicato da
Giovanni Cardarello

Si fa sempre più ampio, e aspro il dibattito relativo alla carne sintetica coltivata in laboratorio. Tutti i pro e i contro della vicenda

Carne coltivata (Foto Twitter – bonificobancario.it)

La comunità scientifica italiana chiede di aprire un dibattito informato sulla questione ampiamente dibattuta della carne sintetica coltivata. Avere paura delle cose nuove è normale e nessuno vi obbligherà mai a sostituire la carne che mettete regolarmente sui piatti delle vostre tavole, con una fetta di “carne sintetica” coltivata in laboratorio.

Ma ad oggi, prima di formare un giudizio, è eticamente e culturalmente necessario avere tutte le informazioni corrette per poter comprendere gli argomenti di cui parliamo. Le produzioni di massa delle carni convenzionali, ad oggi, rappresentano la principale causa della perdita di biodiversità, sono inoltre tra le principali fonti dei consumi idrici ed in fine delle emissioni inquinanti in atmosfera.

Rappresentano infatti circa un terzo delle emissioni di gas serra. Sono necessari importanti cambiamenti per poter un giorno permettere a questa produzione per raggiungere un pubblico più ampio, ma in Italia, almeno per il momento, non se ne potrà neanche discutere.

Carne coltivata, i dubbi e le certezze

Il governo guidato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, su indicazione del Ministro per la Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida ha infatti approvato il disegno di legge che ne vieta la produzione e la vendita sul suolo nazionale. Nell’effettivo però questa legge non impedirà a nessuno di bloccare l’avanzamento della ricerca. Impedirà semplicemente all’Italia di prendervi parte. L’Unione Europea ha infatti già iniziato a dedicare nuovi fondi allo sviluppo della ricerca.

La carne coltivata essenzialmente nasce prelevando piccole parti di tessuto ad animali vivi, che non risentono della pratica. Questi tessuti vengono poi fatti crescere sotto uno stretto controllo. La pratica, alla fine dei giochi, risulterebbe anche più salutare degli attuali tagli standard. Attraverso la tecnica si può infatti diminuire l’apporto di grassi saturi. Vale la pena lasciare andare avanti la ricerca.

Nessuno sarà obbligato a provarla se non vorrà. Ma lo stato in cui versano gli allevamento intensivi ha ben poco di quel “naturale” tanto vantato da chi critica la carne coltivata. E l’impatto sull’ambiente risulta, secondo le ricerche, meno impattante di quasi il 90%

Giovanni Cardarello

Giornalista pubblicista (ODG Umbria). Laureato con Master in Comunicazione. Romano del Quadraro, ma vivo in Umbria fra Spoleto e Terni. Sposato con Ilaria, ho tre figli. Mi occupo di sport, ambiente, cucina, politica, economia, lifestyle e gossip. Scrivo sui giornali, cartacei e online, dall'età di 14 anni. Dal 2017 lo faccio per il Gruppo Editoriale della testata

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