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Risparmio

Cos’è la NADEF: forte contributo contro il caro energia

Pubblicato da
Roberto Alciati

Decise le risorse finanziarie da destinare all’ammortizzamento dei costi legati all’aumento delle bollette. Come verranno distribuite

Giorgia Meloni (Foto Instagram)

Uno dei primissimi atti da premier sta consistendo, per Giorgia Meloni, di reperire urgentemente le risorse economiche per affrontare non soltanto l’inverno con le sue temperature e il rischio di razionamento, ma soprattutto per allentare la morsa degli esorbitanti importi scritti sulle bollette delle famiglie italiane. Senza dimenticare le aziende a rischio chiusura.

In continuità con l’esecutivo Draghi, il costo dell’energia resta il tema nodale per la sicurezza sociale in questi tempi di profonda crisi, acuita dagli effetti di un’inarrestabile inflazione che ha fatto aumentare i prezzi sui beni necessari. Occorre dunque ammortizzare le conseguenze sulle fasce più deboli ma allo stesso tempo non bisogna toccare la pressione fiscale. 

Cos’è la NADEF: quali aiuti sulle spese delle bollette

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Quello di non far leva – in sostanza – sulle tasse (primo mantra della Destra) è un imperativo che sin dalla campagna elettorale le dichiarazione del futuro Primo Ministro hanno esorcizzato con la forte revisione sul Reddito di Cittadinanza, che dovrebbe avvenire a breve e che contribuirebbe a trattenere un bel po’ di soldi nelle casse dello Stato, destinazione – ancora una volta – bonus “anti rincari”.

Con la conferenza stampa di Giorgia Meloni, seguita al Consiglio dei Ministri, le novità non si sono fatte attendere e sono interamente contenute nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, il cosiddetto NADEF. Per affrontare il caro energia, la stima dei fondi da mettere in campo è pari a 30 miliardi di euro; per ottenerli si è stabilito, in relazione all’anno 2023, un indebitamente netto che a partire dal 4,5 per cento, scenderà al 3 per cento per il 2025.

Un progetto che trova un terreno fertile nelle risorse recuperate con l’extragettito prodotto nel 2022, equivalenti a circa 9 miliardi e mezzo. Non c’è soltanto un piano finanziario: si parla di svincolare una parte delle estrazioni di gas italiano da parte dei concessionari. Le concessioni seguiranno un iter agevolato così come ne saranno favorite di nuove. Le scorte di 1-2 miliardi di metri cubi messe a disposizione andranno ad aziende energivore con prezzi d’acquisto calmierati. Il tutto mentre si attende un’iniziativa collettiva da parte dell’Europa.

Roberto Alciati

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Roberto Alciati