Conto cointestato sequestrato, si può fare? Cosa dice la legge

Conto cointestato sequestrato, come si comporta l’Autorità giudiziaria se solo uno dei firmatari ha commesso un reato

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Quando si ha un conto corrente cointestato il totale depositato appartiene a pari misura a tutte le persone alle quali il conto appartiene. Si tratta dunque di una comproprietà e avviene soprattutto tra le famiglie, una corta di cassa camune. In modo particolare tra marito e moglie quando si accende un mutuo per la casa.

Quando c’è l’operatività a firme disgiunte, ogni cointestatario può disporre dell’intera somma senza dover interpellare l’altro o gli altri. Se solitamente per il mutuo gli intestatari sono i coniugi, nel cas, ad esempio, di imprese di famiglia, il conto è intestato anche ai figli o con i soci. Un modo per far aumentare la somma con i versamenti o per attingere in casi di spesa.

Ma nel caso in cui uno dei contitolari dovesse commettere un illecito, il conto può essere sequestrato e quindi mettere le mani anche sui soldi degli altri?

Conto cointestato sequestrato: cos’ha stabilito la Cassazione

Il sistema della divisione in pari parte (facendo ancora l’esempio di marito e moglie che hanno che hanno il conto per il mutuo, ognuno ha il 50% del totale), non vale per l’autorità giudiziaria.

Chiariamo innanzitutto ch il sequesto è una misura cautelare regolamentato dall’art. 321 del Codice di procedura penale. Si ricorre ad essa se ci sono indizi che siano stati commessi gravi reati e se c’è il timore che i soldi possano essere occultati.

È un’azione preventiva alla confisca. In pratica si resta proprietari di qualcosa che non si può usare, la confisca invece toglie la proprietà.

In caso di gravi reati come quelli di natura tributaria e truffa allo Stato, il sequestro può essere per equivalente, cioè non direttamente sul profitto derivato dall’atto illecito, ma su una somma di denaro di pari ammontare.

Secondo la legge è legittimo sequestrare l’intera somma del conto corrente anche se tutti gli altri cointestatari sono estranei al reato che ha portato all’intervento delle autorità.

La Cassazione, secondo la sentenza 20726/2022, avvalora la possibilità del sequestro di tutto il conto (dunque anche di soldi che potrebbero non essere della persona accusata) perché il conto contestato non rivela presunzioni o vincoli posti dal codice civile per regolare i “rapporti interni tra creditori e debitori solidali o i rapporti tra banca e depositante”.

Infine un altro dettaglio importante è che il conto in comune non significa comunque che ognuno dei cointestati abbiamo davvero soldi propri. Gli intestatari possono anche essere tutti i membri della famiglia, ma se lavora solo il padre o la madre, con l’accredito dello stipendio sul quel conto, è ovvio che soldi non vengono versati da altri.