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Attualità

Reddito di Cittadinanza: adesso c’è chi rischia il carcere

Pubblicato da
Giuseppe

Reddito di Cittadinanza: non è solo reato lavorare a nero mentre si è percettore ma anche una mancata comunicazione

Reddito di Cittadinanza (foto Ansa)

Tra le tantissime critiche mosse al Reddito di Cittadinanza, la questione che la legge sia aggirebire abbastanza facilmente è una delle principali. Al di là che possa piacere o meno l’impostazione e il fondamento della misura, è innegabile che come ha dato una mano a viviere a tante persone oneste, è stata anche un’occasione per molti disonesti di guadagnare soldi sulle spelle della comunità.

Chi ha un lavoro regolare vede molti percettori come dei privilegiati. Il funzionamento ha certamente tante pecche perché il sistema che dovrebbe aiutare a trovare lavoro non funziona benissimo; così chi beneficia della misura, in alcuni casi, resta a casa senza un lavoro ma con un’entrata economica sicura.

Ma c’è un aspetto che fa ancora più arrabbiare chi lavora onestamente rispetto al restare a casa e percepire i soldi: è chi “arrotonda” lavorando a nero.

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La legge è chiara, non è consentito, e se mentre si percepisce il Reddito si trova un lavoro, bisogna comunicarlo subito all’Inps. Il lavoro a nero, invece, è sempre proibito, anche per chi il reddito non lo percepisce.

Da quando il Reddito è legge non sono pochi in casi in cui sono stati beccati percettori mentre svolgevano un lavoro irregolare. Una sentenza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un imputato accusato proprio di ciò: ufficialmente era un disoccupato ma svolgeva un impiego senza contratto.

La terza sezione penale della Cassazione ha ribadito la condanna a oltre un anno di reclusione stabilita dalla Corte di Appello. Sono state ritenute inverosimili le affermazioni dell’imputato e del datore di lavoro che hanno sostenuto che l’attività venisse svolta a titolo gratuito.

In effetti i reati commessi sono due: oltre allo svolgimento del lavoro in nero c’è la mancata comunicazione all’Inps della variazione patrimoniale, ossia per i soldi ricevuti – secondo la versione dell’imputato – come donazione. In sentesi, il datore di lavoro, anziché attraverso una regolare busta paga, mensilmente gli dava dei soldi come regalo.

Giuseppe

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