Insegnante precario: prendere la NASpI è davvero una buona idea o si tratta di uno sbaglio?

Per gli insegnanti precari si avvicina l’ora di ricevere la Naspi. Si tratta di oltre 60.000 docenti in tutta Italia

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Docenti precari e Naspi (Canva)

E’ tempo di concludere l’esperienza scolastica per gran parte degli insegnanti precari. Infatti, il sistema scolastico italiano si regge ormai in maniera consolidata grazie non solo all’apporto degli insegnanti di ruolo. Il precariato permette di colmare i buchi nel sistema scolastico evitando allo Stato di impegnare i conti pubblici a lungo termine con nuovi assunti.

Naspi e precariato, cosa conviene fare ai docenti

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Docenti precari e Naspi (Canva)

Ciò significa, in poche parole, che per una grossa fetta di insegnanti italiani alla scadenza del contratto, in gran parte il 30 giugno nella migliore ipotesi di supplenza fino a tale data, dal 1 luglio scatta l’incertezza su dove, come e quando si ritornerà a lavorare. I docenti precari in Italia quest’anno sono più di 60.000.

Queste persone a partire dal 1 luglio, o 1 agosto nella categoria residuale di supplenti con scadenza annuale del contratto e non al 30 giugno, potranno chiedere na Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione per i mesi in cui non percepiranno lo stipendio da insegnanti in quanto fuori contratto.

La Naspi corrisponde circa al 75 per cento dello stipendio medio percepito negli ultimi sei mesi antecedenti alla domanda di disoccupazione. In sostanza, per uno stipendio tra i 1.300 e 1.400 euro mensili al docente spetteranno poco meno di 1.000 al mese per la metà delle mensilità di lavoro e comunque fino a quando non accetterà una nuova convocazione se il periodo di percezione della Naspi non è ancora esaurito.

Molti docenti si chiedono che convenga chiedere la Naspi e aumentare il proprio reddito aggiungendo un altro cud a quello della scuola in cui si è prestato servizio. Infatti, molti insegnanti temono lo scatto ad un altro scaglione di tassazione irpef visto che il reddito Naspi fa cumulo e va dichiarato.

La risposta è in ogni caso positiva. Infatti, pur dovendo corrispondere una percentuale maggiore di imposte tale non sarà mai nella misura in cui converrà rinunciare alla Naspi. Per questo motivo ai dcoenti conviene così inoltrare la domanda nei primi giorni successivi alla scadenza del proprio contratto.

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