Salari, aumenti troppo timidi: le conseguenze sul potere d’acquisto

Brutte notizie per quanto riguarda i salari; secondo un’indagine dell’Istat ci sarebbe stata solo una timida crescita. La diretta conseguenza? Una diminuzione del potere d’acquisto.

Salari aumenti timidi potere d'acquisto
(Vittaya_25 – Adobe Stock)

Stando ad una recente indagine dell’Istat, purtroppo la crescita dei salari in Italia sarebbe stata timida e contenuta. Una circostanza che ha portato ad un aumento dell’inflazione e di conseguenza alla perdita del potere d’acquisto che si concretizzerebbe in un 5%. La retribuzione media, nel primo trimestre del 2022 sarebbe salita solo dello 0,6% rispetto allo stesso periodo ma dell’anno scorso. Mentre, per quanto attiene le retribuzioni contrattuali, si parlerebbe nel mese di marzo appena trascorso solo di un +0,1%.

Salari, timida la crescita e resta debole il potere d’acquisto: l’indagine dell’Istat

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(Ri Butov – Pixabay)

L’aumento degli stipendi registratosi nel 2022 sarebbe stato timido con una tendenza in rialzo solo dell’1,6% per i dipendenti del secondo settore e dello 0,4% per quelli dei servizi. Nessuna variazione, invece, per i cosiddetti statali.

Secondo le proiezioni Istat, riporta la redazione di Rai News, è questo il quadro generale dove secondo i modelli la crescita sarebbe solo dello 0,8%. Una situazione che adesso fissa l’inflazione annua al 5,2%.

I primi tre mesi del 2022 hanno restituito, dunque, questi dati. Un non sufficiente aumento degli stipendi accostato ad una forte inflazione che nel corso di quest’anno porterà ad una perdita del potere d’acquisto di quasi 5 punti percentuali.

Ad essere aumentato – e questo è un dato tutto negativo- il tempo d’attesa per i rinnovi di contratti scaduti lo scorso marzo, salito da circa 22 mesi a quasi 31. Alla fine del mese passato, i 39 CCNL in vigore in attesa riguardavano quasi la metà di tutti i lavoratori italiani. Accanto a questi dati, però, si accostano quelli relativi alla crescita della produttività di quasi tutti i settori, dal manifatturiero all’industriale per poi passare a quello dei servizi.

Nel mese di aprile l’Istat avrebbe rilevato, però, che la fiducia dei consumatori sarebbe scesa a valori che non si registravano dal novembre 2020. Diversamente sarebbe aumentato l’indice di fiducia delle imprese salito al 105,5 rispetto al precedente 105,3.

A determinare le remore nei consumatori di certo l’attuale clima economico caratterizzato da rincari e fattori esterni che non sono in grado di offrire prospettive stabili per il futuro.