Assegno Unico, alcuni hanno diritto alle maggiorazioni: i requisiti

Assegno Unico, chi sono i richiedenti che devono avere più soldi in base ad alcune condizioni: l’Inps ha fatto chiarezza

Assegno Unico
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Il 2022 sarà ricordato certamente come l’anno dell‘Assegno Unico e Universale per i figli a carico fino ai 21 anni di età (senza limiti in caso di disabilità). È un grande novità perché l’agevolazione va incontro a milioni di italiani, quasi senza discriminazioni.

Va a inglobare vari aiuti esistenti già precedentemente (per questo si chiama Unico), ed è universale perché tutti possono fare richiesta.

Da quando nasce un bambino si possono ottenere gli arretrati dal settimo mese di gravidaza fino al compimento della maggiore età. Dai 18 ai 21 anni il bonus resta in vigore e in alcuni casi può essere erogato anche se il giovane lavora, ma con limiti di reddito.

Alla domanda si può presentare l’Isee e in base ad esso viene erogato il contributo, ma attenzione: come detto è universale quindi spetta a tutti, anche a chi ha un Isee elevato e addirittura a chi non allega l’Indicatore alla domanda ma in questo caso si percepisce il minimo, 50 euro al mese.

Assegno Unico, le maggiorazioni si ottengono in due casi

Hanno accesso alla domanda anche i cittadini che già usufruiscono di altre prestazioni Inps come la Naspi (l’assegno di disoccupazione) o il Reddito di Cittadinanza.

L’Assegno unico è entrato in vigore dal 1 gennaio 2022 e a marzo sono stati pagati i primi assegni. Sono passati dunque mesi ma l’Insp di continuo fornisce delle specificazioni. Lo scorso 20 aprile, ad esempio, ha pubblicato un messaggio con il quale è stato spiegato in quali casi sono previste della maggiorazioni. Le variazioni non sono solo dettate dall’Isee ma anche al tipo di lavoro dei richiedenti.

Se in una famiglia entrambi i genitori hanno redditi da lavoro, da pensione, lavoro autonomo o d’impresa, a loro spetta 30 euro in più al mese per ogni figlio a carico. La maggiorazione è prevista se si ha un Isee pari o uguale a 15 mila euro. Se superiore, l’aumento di 30 euro man mano va a ridursi fino a scomparire del tutto per gli Isee oltre i 40 mila euro.

C’è anche un’altra maggiorazione che tiene conto della numerosità del nucleo familiare. Per ogni figlio successivo al secondo, c’è una maggiorazione di 85 euro mensili. Anche in questo caso, spetta a chi ha un Isee inferiore o pari ai 15 mila euro e si riduce fino ad annullarsi al 40 mila annui.