Giovani e posto fisso, l’idillio è finito? La scelta che fanno molti

Giovani e posto fisso: secondo alcuni dati tanti lavoratori hanno lasciato l’impiego a tempo indeterminato per dedicarsi ad altre attività

giovani posto fisso
AnsaFoto

Checco Zalone ha realizzato un film sul posto fisso. Tra risate e ironie in Quo vado ha fatto capire quanto sia importante mantenere un lavoro che dà tante garanzie, a costo di andare in ogni angolo dello stivale pur di mantenerlo, come fa il protagonista da lui creato.

In un paese dove la precarità o peggio ancora la disoccupazione costringe tanti giovani, soprattutto menti brillanti, a emigrare, il lavoro stabile con un contratto da dipendente a tempo indeterminato sempre essere il sogno di tanti. Anzi, forse sembrava perché sono aumentate le dimmissioni.

Giovani e posto fisso, da dove fuggono i lavoratori

Un dato interessante che arriva in modo particolare dal laborioso Veneto. Secondo l’ultimo report dell’genzia regionale Veneto Lavoro nei primi quattro mesi del 2022 le dimissioni volontarie sono aumentate del 50% e il fenomeo coinvolge per la maggiore le persone di sesso maschile che lavora nel terziario con mansioni dove non c’è bisogno di un alta professionalità.

Ma da dove si dimettono per la maggiore questi giovani? Da aziende del commercio, del turismo e dei servizi per passare ad attività ben diverse come il manifatturiero. Sarà il sogno di metteri in proprio, di non avere ordini e orari da rispettare, ma il fenomeno è in crescita e lo segnala anche la Cisl Veneto che una possibile via per la trasmissione delle dimissioni volontarie.

Un altro elemento che probabilmente spinge molti a fare questa scelta – oltre che a una migliore gestione del tempo libero con quello impiegato per il lavoro – è stato lo smartworking che ha praticamente azzerato il tempo di percorrenza casa-lavoro e viceversa.

Un fenometo tutto da decifrare perché non è ancora chiaro se si tratta di un problema o di una soluzione. L’aspetto positivo è che molti provano a mettersi in gioco in nuove esperienze o comunque o lo fanno semplicemente per trovare un migliore equilibrio con sé stessi. Che sia anche sintomo del malessere tutto italiano di lavori che sul contratto si devono svolgere in un determinato modo e nella pratica si rivelano tutt’altro?

A ciò si aggiunge il grido d’allarme di tanti datori di lavoro, soprattutto in ambito turisti e ricettivo, che da mesi dicono di non trovre personale e puntano il dito contro il Reddito di Cittadinanza.