Fisco, debiti da parte di 19 milioni di contribuenti

Debiti con il Fisco, è questo il numero delle cartelle esattoriali non pagate. Dalla rottamazione incassato 20 miliardi su 1.100

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Cartella esattoriale (screen)

Alcune cartelle sono di cifre irrisoria ma vanno comunque pagate. A dirlo è Ernesto Maria Ruffini, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ospite su RaiUno nel programma di Bruno Vespa Porta a Porta.

Il numero uno dell’Agenzia ha sciorinato i numeri come aveva anche fatto lo scorso fine settimana a Trento in occasione del Festival dell’Economia. In tutto sono dunque 19 milioni i contribuenti che devono qualcosa allo Stato, che siano cifre alte o basse.

Attraverso la rottamazione, lo strumento disponibile per mettersi in regola con il Fisco, sono stati incassati 20 miliardi di euro su 1.100. Di quei 19 milioni la possibilitò è stata dunque sfruttata da 3 milioni.

Ruffuni ha sottolineato che la metà sono debiti inferiore ai mille euro che se venissero rateizzati in 50 euro al mese, il due anni sarebbe estinto.

Il direttore non ha negato l’esistenza delle difficoltà che impediscono a milioni di persone di pagare, ma allo stesso tempo ha riconosciuto che ne ce sono tante altre che, pur vivendo il momento complicato, pagano comunque le imposte.

Fisco, Ruffini: “Evasione in diminuzione”

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Direttore Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini (AnsaFoto)

Ci sono comunque buone notizie. Ruffini dice che “l’evasione fiscale sta lentamente scendendo”. Osservando i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2019 i principali tributi gestiti dall’Agenzia, dunque Irpef, Iva, Ires e Irap, erano a circa 74 miliardi di euro di evasione. Cinque anni prima si segnavano 85 miliardi di euro mentre nel 2014 erano 85 miliardi.

A proposito di tasse e imposte, da uno studio di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it è stata stilata la classifica delle tasse più odiate dagli italiani. Al primo posto troviamo le accise sui carburanti. Alcune sono vecchissime, imposte dallo Stato in un periodo storico ormai concluso ma ancora in vigore.

Al secondo posto c’è la tassa di soggiorno che alcuni Comuni applicano quando si vogliono passare dei giorni nei territorio cittadini e terzo posto per il Canone Rai, imposta particolarmente evasa quando non era inserita della bolletta della luce (e potrebbe tornare autonoma).

Seguono in ordine, l’Iva che è al 22% (la più alta tra i principali paesi europei. In Germania, ad esempio, è al 18%), il bollo auto e le tasse locali Imu-Tasi-Tari e Tares. Mal visti anche i ticket sanitari, i contributi per i consorzi di bonifica, l’Irap e infine l’Irpef.