Tassa sui rutti delle mucche: il deputato protesta col trattore

Ancora una volta, arriva notizia di una tassa particolarmente bizzarra: riguarda i rutti delle mucche. Andiamo a scoprire più nel dettaglio cosa è successo e perchè qualcuno ha protestato davanti al Parlamento.

tassa rutti pecore
(Pixabay)

Nel corso del tempo, abbiamo potuto assistere all’introduzione di tributi particolarmente singolari, difficili da prendere sul serio. Come possiamo dimenticare la tassa sull’ombra o la tassa sui gradini come fecero tanto scalpore?

Non è una novità che l’Italia sia uno dei paesi più tassati d’Europa (basti pensare che alcuni parlamentari aveva addirittura proposto di tassare l’app di messaggistica Whatsapp). A quanto pare, però, anche altrove non se la passano benissimo. Andiamo a scoprire nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

In Nuova Zelanda arriva la tassa per i rutti di pecore e mucche: i dettaglio e le proteste

tassa rutti pecore
(Pixabay)

In Nuova Zelanda pare che una delle priorità siano i rutti di bovini e pecore, in riferimento alle emissioni di gas serra.

A cominciare dal 2025, gli agricoltori dovranno fare i conti con il pagamento delle emissioni di gas. Tra i sostenitori della proposta anche il ministro del cambiamento climatico James Shaw che ha dichiarato: “Un efficace sistema di tariffazione delle emissioni per l’agricoltura giocherà un ruolo chiave”.

In Nuova Zelanda, comunque, non sono nuovi a questo genere di proposte. Già in passato, il Governo aveva parlato di un prelievo di 9 milioni di dollari all’anno, in modo da ridurre i gas serra di bovini e pecore.

La famosa “tassa sulla scoreggia” che aveva causato l’indignazione di un deputato del Partito Nazionale che aveva deciso di protestare guidando un trattore nei pressi del Parlamento.

Tornando a questa nuova, curiosissima, tassa, l’ultima parola del Governo è fissata a dicembre di quest’anno. In attesa di scoprire come andrà a finire, non ci resta che notare come si stiano ostacolando alcuni settori in nome della sostenibilità e del green.

Intanto, in Cina, hanno riaperto i camini centrali a carbone. Una scelta che evidenzia quanto le intenzioni di Asia e Pechino non siano quelle di rallentare, a differenza del blocco atlantico che dà priorità ell’ecosostenibilità. A questo punto, siamo curiosi di scoprire come andrà a finire.