Come cambia il reddito di cittadinanza con Giorgia Meloni

Il nuovo Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è chiamata a tre sfide molto difficili: le bollette fuori controllo, la gestione del PNRR e la riforma del Reddito di Cittadinanza. Ecco le sua mosse

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Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Foto Instagram)

Con il percorso composto da conferimento dell’incarico, nomina e giuramento dei Ministri, passaggio, tramite la cerimonia della campanella, delle consegne da parte del predecessore, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è pienamente operativo. Da questo momento in poi tutte le responsabilità politiche, sociali ed amministrative dell’andamento dell’Italia sono sulle sue spalle. E su quelle della maggioranza uscita dalle elezioni dello scorso 25 settembre.

Un compito arduo, non facile, complesso, un compito assegnato nel bel mezzo della peggiore crisi economica del secondo Dopoguerra con tre nodi scorsoi da dipanare nei primi cento giorni di attività. In primo luogo il prezzo delle bollette fuori controllo, in seconda istanza il percorso del PNRR, In terza battuta la Legge di Bilancio ed il destino di due questioni decisive: la riforma delle pensioni e i contorni del Reddito di Cittadinanza.

Reddito di Cittadinanza: le mosse del Presidente Meloni

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Ma mentre nei primi due casi occorre agire prima di subito per la Legge di Bilancio qualche settimana di margine prima di intervenire c’è e questo fattore permette di approfondire i dossier, in particolare quello relativo al reddito di cittadinanza.

Il popolare e discusso RDC sarà sicuramente riformato, difficilmente sarà eliminato completamente. E secondo quanto apprende la Redazione di Bonifico Bancario da fonti qualificate all’interno della maggioranza di governo uno degli assi portanti dell’azione di riforma dello strumento verte sullo spostamento di risorse verso i soggetti fragili.

In sostanza l’idea, per ora solo abbozzata, è quella di trasformare il Reddito di Cittadinanza in Assegno di Solidarietà, in sostanza sarà destinato solo ai soggetti impossibilitati a lavorare.

Nel dettaglio, ma ribadiamo si tratta solo di un progetto, si creerebbe un assegno per un valore massimo di 650 euro per i soggetti fragili e che vivono in famiglie con ISEE inferiore ai 15.000 euro. Per tutte le altre situazioni si punta potenziare i Centri per l’Impiego con formazione e riqualificazione gratuita. Del resto il Presidente del Consiglio su questo tema in campagna elettorale è stata molto netta: “Lo Stato è giusto solo se fa assistenzialismo verso chi non può lavorare”