Zero Iva su Pane e Latte: salta la riforma

Zero Iva su pane e latte, il taglio era stato annunciato dal governo ma sono state prese altre decisioni: i dettagli

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Nella serata di lunedì 21 novembre si è tenuto il Consiglio dei Ministri per discutere della Legge di Bilancio. Alla vigilia erano tante indiscrezioni più o meno confermate sulle misure contenute e tra queste c’era quasi con certezza quella che prevedeva l’azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità come pane, pasta e latte.

Zero Iva su Pane e Latte: si taglia altrove

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Una misura che comunque aveva fatto storcere il naso sull’utilità da parte delle associazioni dei consumatori perché il risparmio sarebbe stato solo di qualche decina di euro all’anno per una famiglia media visto che sul pane, ad esempio, l’Iva è già più bassa, solo il 4%. Anche se il provvedimento sembrava certo, alla fine è saltato. Una sforbiciata c’è stata invece sui prodotti di prima necessità per l’infanzia come i pannolini e sugli assorbenti che scendono dal 10% al 5%.

Nei giorni scorsi oltre ai tagli (al Cuneo fiscale per i lavoratori, la suddetta Iva e per i carburanti) sono state annunciate anche altre tasse in alcuni settori. De resto, per tagliare c’è sempre bisogno di una copertura finanziaria.

Carburanti e RdC

Per quanto riguarda altre decisioni è previsto un dimezzamento gli sconti sui carburanti. Oggi quando facciamo rifornimento al distributore il taglio è di 25 centesimi e considerando l’Iva equivaleva a uno sconto di oltre 30 centesimi a litro: si passerà adesso a una riduzione complessiva di 18,3 centesimi.

Previsto un aumento delle pensioni minime da 535 euro a 600 euro e il taglio del Cuneo fiscale (le tasse sul lavoro) confermato al 2% fino a 35mila euro che sale al 3% se il reddito è inferiore ai 20mila euro.

Un tema caldo è certamente il Reddito di Cittadinanza. Ai tempi dell’opposizione Fratelli d’Italia, principale partito di governo, ha sempre sostenuto l’abolizione. Vista la situazione economica del Paese è però impossibile e allora si va verso una riforma che prevede una drastica riduzione della misura.

L’esecutivo fin dai primi giorni al governo ha sempre parlato di distinguere i percettori che possono lavorare e chi no perché impossibilitati dallo stato fisic). Secondo la riforma, dal 2023 i percettori “occupabili”, ossia i cittadini che possono lavorare, percepiranno il Reddito solo per otto mesi.