Errori nell’ISEE, così l’INPS potrà richiederti indietro i soldi

La dichiarazione ISEE è utile per avere accesso a molti dei bonus e incentivi dedicati alle famiglie italiane, ma attenzione a non fare errori.

Attestazione ISEE errori INPS chiede restituzione soldi
(Adobe)

Quando si fa richiesta di ottenere il proprio ISEE bisogna presentare una serie di documenti utili a determinare la situazione economica equivalente del richiedente. Una volta ottenuta questa attestazione si può poi avere accesso a una cospicua serie di servizi, incentivi o bonus previsti dallo Stato per i cittadini.

Nel caso degli indennizzi decisi con il Decreto Aiuti, ad esempio, l’ISEE è di fondamentale importanza per decidere se si fa parte o meno del bacino di utenti aventi diritto. Ma non solo, anche nel caso dell’assegno unico universale è importante presentare questa attestazione. In base al valore dell’ISEE, infatti, l’assegno unico (destinato alle famiglie con figli a carico entro certi limiti di età) può aumentare di valore.

Errori nell’ISEE: come potrà procedere l’INPS?

Ma cosa succede se si presenta una documentazione con errori? Ad esempio con omissioni oppure cifre e valori sballati rispetto alla realtà dei fatti? Ebbene, l’INPS può procedere a verifiche e poi ad applicare un certo tipo di condotta. Per tutti coloro che non hanno proceduto a sanare eventuali errori e difformità entro il termine ultimo del 31 dicembre 2022.

Nel caso in cui siano presenti errori nel proprio ISEE, infatti, l’INPS può decidere di chiedere la restituzione di tutte le cifre eccedenti la minima stabilita per l’assegno unico universale. Ma solo a coloro che non abbiano sanato le difformità nella propria documentazione entro la fine dell’anno appena conclusosi.

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Per dirlo in maniera più pratica basterà questo esempio: poniamo che a marzo scorso una famiglia abbia presentato un’attestazione ISEE con difformità del valore di 10mila euro, essa ha ricevuto un AUU pari al valore massimo previsto di 175 euro per figlio a partire da 10 mesi fa. Se la famiglia ha provveduto a correggere gli errori entro il 31 dicembre 2022, l’INPS non potrà richiedere indietro soldi.

Nel caso ciò non sia avvenuto, però, l’ente di previdenza avrà il diritto di chiedere indietro la cifra eccedente la minima ingiustamente corrisposta alla famiglia in esame e per tutte le mensilità interessate. In alcuni casi, dunque, si parlerà di restituire 125 euro al mese per ogni figlio, fino a cifre che possano attestarsi sulle migliaia di euro.