Bonus 80 euro direttamente in busta paga

Bonus 80 euro grazie a una riforma che sta pensando il governo: al momento solo ipotesi e molti dubbi se davvero aiuta il ceto medio

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Dopo il taglio del cuneo fiscale che ha alzato di un altro punto percentuale, portandolo al 3%, a chi guadagna meno di 25mila euro (confermando la misura dell’esecutivo Draghi che aveva tagliato al 2% i redditi inferiori a 35mila), è intenzione del governo provare a dare ancora aiuto al ceto medio. Non mancano i dubbi però.

Si vorrebbe infatti semplificare il sistema dell’Irpef con una quota sola per una fascia di reddito più ampia. Il risultato potrebbe essere una sorta di nuovo bonus pari a 80 euro in busta paga. C’è però il rischio di svantaggiare qualcuno per aiutare altri. Come saranno riformate le aliquote Irpef è di certo uno dei provvedimenti più attesi nel 2023: per tale motivo vediamo qual è quello ora in vigore e quale potrebbe essere il prossimo.

Bonus 80 euro con la riforma Irpef

L’Irpef è organizzato in 4 scaglioni dal 2021 (quando Draghi era arrivato a palazzo Chigi erano 5):

aliquota al 23% per i redditi fino a 15mila euro;
aliquota al 25% per i redditi compresi tra 15mila-28mila euro;
aliquota al 35% per i redditi compresi tra 28mila-50mila euro;
aliquota al 43% per i redditi oltre i 50mila euro.

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Ipoteticamente con il passaggio a tre aliquote potrebbe nascere un sistema come il seguente:

La prima aliquota resta immutata, 23% per i redditi fino a 15mila euro;                                                                                  Aliquota al 27% per i redditi tra i 15mila e i 50mila euro;                  Aliquota al 43% per i ha redditi oltre i 50mila euro.

Un vantaggio per i redditi medio-alti

Il punto centrale è la seconda aliquota. Forse è troppo ambia per mettere sullo stesso piano chi guadagna 15mila e 50mila euro. Infatti la soglia massima potrebbe scendere. Ma da dove emergono gli 80 euro in più? Secondo alcune simulazioni, un lavoratore con un reddito annuo intorno ai 40-42mila euro potrebbe ottenere in un anno circa 1.000-1.100 euro in più all’anno che su tredici mensilità sono pari a 80 euro.

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Ma chi potrebbe essere svantaggiato è chi nella seconda fascia ha i redditi più bassi, ad esempio chi è tra i 15mila e 20mila euro annui. Con il sistema attuale a 4 aliquote paga il 25%, con quello ipotizzato pagherebbe il 27%. Chi invece guadagna 50mila euro, oggi si applica l’aliquota del 35% e si troverebbe poi a pagare il 27%. Sarebbe insomma una riforma che taglia le tasse a chi è più ricco.