Donne e lavoro, dati preoccupanti: tasso di inattività altissimo

Donne e lavoro, una recente analisi mostra i dati relativi al tasso di inattività: numeri elevati, soprattutto al Sud e nella fascia di età 30-69 anni.

Lavoro
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Sono ben 7 milioni le donne, nella fascia d’età 30-69 anni, che risulterebbero ad oggi inattive, ossia non inserite nel mondo del lavoro. Si tratta di un numero elevato che per il suo 58% si concentra nel Mezzogiorno. Un dato ancor più sconvolgente se si considera che quei 7 milioni rappresentato il 43% delle donne in quella fascia d’età. Questo quanto emerso da una recente ricerca.

Donne e lavoro in Italia, alto tasso di inattività: la ricerca della Randstad Research

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(Junjira Konsang – Pixabay)

A stimare gli impressionanti numeri una ricerca della Randstad Research. Stando a quanto riporta l’Ansa, dall’analisi sarebbero emerse, oltre alle stime anche i fattori che avrebbero condotto a tali valori. In primis, pare che la maternità svolga un ruolo determinante nella scelta. Alcune donne decidono di dedicarsi alla famiglia e mantengono poi, tale decisione, a causa della mancanza di un sostegno.

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Purtroppo, quello dell’inattività è un fenomeno ormai cristallizzato dall’inizio degli anni ’90 che ha visto il suo concretarsi soprattutto nel Mezzogiorno dove il 58% delle donne non sarebbe inserito nel mondo del lavoro. La fascia d’età maggiormente colpita sarebbe quella 30-69 e tra esse ben 4,5 milioni sarebbero casalinghe o per personale scelta oppure perché indotte dal quadro generale di occupabilità che si mostra palesemente precario.

Il dato rilevato dalla Randstad è ineludibilmente legato al fattore età: le donne con un lavoro, nel 70,6% del campione appartiene alla fascia 35-40, dato che scende sensibilmente al 47,4% quando si analizza quella 55-64.

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Un assetto che ben potrebbe essere modificato attraverso una miglior gestione delle risorse economiche del Paese, iniziando soprattutto dal potenziamento dei servizi della prima infanzia, strada che il Governo ha già iniziato a percorrere con lo stanziamento di fondi appositi all’interno del Pnrr.

Ma ciò potrebbe non bastare. Bisognerebbe anche implementare i congedi parentali e ristrutturare il sistema fiscale in modo da non penalizzare il cosiddetto secondo lavoratore di un nucleo famigliare. Anche dal punto di vista culturale e sociale andrebbe effettuata una sensibilizzazione sull’uguaglianza di genere che porti ad una parità di trattamento tra uomo e donna.