Stipendio insegnanti, non ci siamo: docenti scontenti in tutta la UE

Per quale motivo sceglie di lavorare nella scuola non è consigliabile. Parlano i numeri, con l’argomenti stipendi insegnanti davvero avvilente. I risultati di una ricerca apposita, che coinvolge tantissimi esponenti della categoria, mostra un quadro generale per nulla positivo. Riguarda proprio i riconoscimenti economici in media.

Una manifestazione di protesta degli insegnanti
Una manifestazione di protesta degli insegnanti (Foto ANSA)

Stipendio insegnanti, da tempo i sindacati si spendono per chiedere maggiori tutele nei confronti dei lavoratori della categoria. E non solo per chi ha contratto di ruolo a tempo indeterminato, ma anche per coloro che ricoprono la carica ben più precaria di supplente.

Il discorso stipendio insegnanti diventa, ed è alquanto semplice intuirlo, molto importante sul piano motivazionale ed allo scopo di essere certi che il loro lavoro si svolga nella maniera migliore possibile. La retribuzione rappresenta il riconoscimento massimo in ogni ambito, ed uno stipendio di insegnanti e docenti di vario tipo non fa eccezione.

La realtà però è molto spesso ben diversa. Infatti emerge come la consuetudine sia quella di assistere invece ad emolumenti del corpo docenti che risultano essere in media inferiori rispetto ai riconoscimenti economici che riguardano invece altre tipologie di pubblici dipendenti.

Stipendio insegnanti, la ricerca parla di insoddisfazione diffusa

All’interno del questionario TALIS 2018 condotto ormai qualche anno fa, si riflette quella che è una situazione che però permane da molto più tempo. E che è attuale ancora oggi. Solamente il 37,8% degli insegnanti si è detto soddisfatto del proprio stipendio. Sono stati coinvolti docenti da tutti i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea.

Ed in parecchi Stati la percentuale scende anche ben al di sotto di un poco lusinghiero 30%. I Paesi peggiori sono Portogallo ed Islanda, quelli dove invece c’è maggiore soddisfazione Belgio fiammingo ed Austria.

Per quanto riguarda l’Italia, bisogna lavorare da insegnante per 35 anni prima di avere accesso ad uno stipendio che risulterà maggiore di circa la metà rispetto a quando è iniziata la carriera.

Si evince però che evidentemente, se da una parte insegnare è una missione, dall’altra non risulta essere molto conveniente. Ed in molte situazioni occorre dovere scendere a compromessi, magari accontentarsi, e sperare che la classe politica provi a cambiare le carte in tavola in meglio.