Carrefour chiude i battenti: in città un nuovo supermercato

Carrefour tra crisi e chiusure annunciate per il 2022. Andiamo a vedere le ultime notizie e cosa è successo in una città italiana.

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(foto Instagram)

Carrefour e la crisi che sta determinando la chiusura di molti punti vendita. Il piano aziendale si orienta sulla chiusura prevista di almeno 100 supermercati. L’annuncio ufficiale di Carrefour delinea le linee di taglio in attuazione in Italia e si difende prospettando l’intenzione di investire in Italia attraverso una riorganizzazione aziendale derivante dai cambiamenti strutturali in atto nel contesto del retail.

L’obbiettivo delle chiusure degli store è recuperare circa 31 milioni di euro ricavandoli dal costo del personale. La chiusura dei punti vendita all’interno dei piani aziendali comprende minimarket e supermercati nel 2022 con l’abbassamento delle saracinesche in molte le regioni italiane: in Lombardia previste 41 chiusure, in Campania 18, in Liguria se ne contano 17, nel Lazio 16, Toscana 6, Emilia Romagna 4, in Piemonte 3 e in Abruzzo 1. Una lunga serie di chiusure e cessioni voluta dal nuovo Ceo del gruppo Cristophe Rabatel che ha impostato la campagna di vendita in tutto il Centro Nord Italia.

Carrefour: continua il piano aziendale di chiusure e cessioni

Nell’ambito del piano aziendale Carrefour continuano le chiusure previste e pianificate nel 2022: è il turno dell’ipermercato nel centro commerciale “Le Sorgenti” di Frosinone dove Carrefour ha abbassato definitivamente la sarcinesca il 27 marzo scorso. In questo caso il punto vendita è stato ceduto all’IperDem , marchio del Gruppo Gros-Romano Supermercati, con circa 15 anni di vita che si è affermato nella capitale e relativa provincia con 18 store.

Questo piano aziendale di chiusure e cessioni in realtà è la strategia di tamponamento per le perdite accumulate nei precedenti periodi e una sorta di tentativo di limitare i danni. L’idea è di rilanciare la società in Italia con l’obbiettivo di far rimanere presente il marchio sul territorio dopo il rosso di bilancio registrato nell’annus horribilis 2020, a seguito dell’altrettanto disastroso 2019.

Sul fronte del taglio dei costi le analisi parlano di un taglio dei dipendenti intorno alla cifra di 770 che non ha mai convinto i sindacati che temono numeri molto più alti. L’azienda rassicura le sigle dei lavoratori ribadendo le intenzioni che coinvolgeranno 660 collaboratori nei punti vendita e 170 impiegati presso la sede centrale milanese. In questi termini si tratterebbe di un taglio del 10% dell’organico totale che registrava nel 2020 circa 16 mila lavoratori.