Pensione Anticipata con quota 41: come stanno davvero i conti dell’INPS

L’INPS rappresenta la base del welfare state in Italia, ecco come stanno davvero i suoi conti e che effetti hanno sulla cosiddetta pensione a quota 41

Pensionati INPS
Pensionati INPS (Foto Twitter)

I nodi centrali del sistema di Welfare State in Italia sono essenzialmente tre. Il Sistema Sanitario Nazionale, l’SSN, l’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e soprattutto dall’INPS, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale.

L’ultimo dei quali, con tutto il suo carico di servizi e costi per le pensioni, è costantamente sotto l’occhio attentissimo degli osservatori e degli analisti economici. Scopriamo insieme come stanno, davvero, i suoi conti e quali effetti pratici hanno i dati degli ultimi esercizi di bilancio sulla cosiddetta pensione a quota 41.

Ad alzare il livello del dibattito sulla vicenda è arrivato, nelle scorse settimanen un accorato botta e risposta tra l’ex consulente informatico di INPS, il professor Claudio Maria Perfetto ed il Segretario Confederale dell’Unione Italiana del Lavoro, la UIL, Domenico Proietti.

Il dibattito si è consumato, appunto, sul tema dell’annosissima quota 41. Ossia la possibilità di andare in pensione anticipata, a qualunque età, se si sono versati 41 anni di contributi previdenziali.

Di fatto una retromarcia sostanziale di tutto il sistema previdenziale pubblico rispetto alle verie riforme pensionistiche ed in particolar modo la tristemente famosa Riforma Fornero.

La riforma impropriamente chiamata Legge Fornero è la riforma varata con l’articolo 24 del Decreto Legge 201 del 6 dicembre 2011 a firma dell’allora Premier Mario Monti. La riforma in questione alzava a 43 anni, 42 e 6 mesi per le donne, gli anni di contribuzione necessari per andare in pensione.

Pensione anticipata con quota 41: come stanno le cose

La Mia Pensione
La Mia Pensione (Foto Twitter)

Il passaggio a quota 41, come detto, rappresenterebbe una inversione di rotta a 360 gradi e come sempre in questi casi il dibattito ferve. E quello recente tra Perfetto e Proietti è solo la punta più avanzata delle questione.

Il motivo, il nodo, come sempre, è la copertura finanziaria. Perfetto sostiene che non c’è e che per ottenerlo si potrebbero versare contributi figurati relativi ai macchinari presenti in azienda. Quindi più costi per l’impresa. Proietti sostiene l’esatto contrario.

A mettere benzina sul fuoco si aggiungono i dati OCSE che parlano di un rapporto tra spesa previdenziale e PIL al 15,4%, il secondo più alto dopo la disasatrata Grecia. L’INPS sostiene che il rapporto è al 12%. Ma qual è la verità?

La verità è che nei calcoli dell’OCSE e forse anche in quelli INPS non si tiene nel dovuto conto il fatto che le pensioni erogate sono anche fonte di tassazione diretta. Calcolando nel rapporto la quantità di IRPEF pagata dai pensionati il rapporto scende ben oltre il 10%, al 9,1%. Con questi dati i fondi per coprire quota 41 ci sono, e in abbondanza.