Decreto Energia, arriva l’aumento imprevisto delle tasse

Una norma presente nel cosiddetto Decreto Legge Aiuti ed Energia rischia da costare caro ai cittadini italiani. Ecco perché

Decreto Energia
Decreto Energia (Foto Ansa)

Lunedì 2 maggio è stato un giorno molto importante per i cittadini italiani alle prese con la grave crisi economica in atto. In quel giorno, infatti, si sono succeduti due eventi che, nelle intenzioni del Governo guidato da Mario Draghi, devono dare una scossa positiva alla situazione.

Il primo evento è la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge numero 38 del 2022 recante misure urgenti, oltremodo urgenti, in materia di accise ed IVA sui carburanti. Un provvedimento atto a limitare la nuova fiammata del prezzo delle benzine alla pompa.

Il secondo è il varo del cosiddetto Decreto Legge Aiuti ed Energia. Un provvedimento, dal valore complessivo di 14 miliardi di euro, che ha come obiettivo quello di difendere il potere di acquisto dei cittadini italiani dal volo dell’inflazione. Inflazione passata da gennaio a marzo dal 4,8% al 5.7%.

Se pensiamo che a gennaio 2020, nel momento dell’esordio della pandemia da coronavirus covid-19, e ancora fuori dalla crisi economica, era allo 0,1% ci rendiamo conto di quanto questo fattore sia importante.

Decreto Energia, la scelta del Ministro Cingolani

Ministro Cingolani
Ministro Transizione Ecologica Cingolani (Foto Ansa)

Per esplicita ammissione del Presidente del Consiglio, inflazione, pandemia ed il drammatico conflitto tra Russia ed Ucraina, sono un tridente che sta letterlmente zavorrando l’economia del Paese.

Appare pertanto chiarissima l’urgenze e l’importanza del Decreto Aiuti ed Energia. Un decreto al cui interno ci sono tutta una serie di provvedimenti utili nello specifico a ridurre il costo dell’energia, ad assicurare liquidità alle imprese, a mitigare la situazione delle famiglie attraverso l’una tantum del Bonus 200 euro ed a sostenere le persone in fuga dal conflitto scatenato da Putin.

Nel Decreto è però presente anche una misura che farà molto discutere. Una misura dedicata agli Enti Locali in difficoltà ed in particolare per le 14 città capoluogo di provincia che hanno chiuso il Bilancio del 2022 con un disavanzo importante, oltre i 500 euro pro capite. Le città sono, in rigoroso ordine alfabetico, Agrigento, Alessandria, Andria, Avellino, Brindisi, Catanzaro, Chieti, Frosinone, Lecce, Nuoro, Potenza, Rieti, Salerno e Vibo Valentia.

Il Decreto in tal senso prevede la possibilità di coprire il disavanzo di bilancio attraverso un aumento della addizionale IRPEF, quella che viene prelevata direttamente dalla busta paga, dello 0,2%. Di fatto un meccanismo di incremento della tassazione per ridurre i danni generati dalla crisi economica ma anche da gestioni poco oculate.

Lo scopo della norme è comunque virtuoso e non scatta in automatico. E’ una intimazione agli Enti Locali a ridurre sprechi e deficit, sempre nel decreto è prevista la riduzione dei Dirigenti, in modo da poter utilizzare nel migliore dei modi i fondi destinati agli Enti Locali stessi previsti nel PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.