Bonus Cultura, maxi truffa ai danni di ragazzini

Bonus Cultura, voucher venduti in cambio di ricarica PostePay: si cercano i 18enni che si sono prestati al raggiro

bonus cultura
Screen

La cronaca già in passato si è occupata di fatti inerenti raggiri utilizzando il Bonus Cultura. La misura, introdotta dal governo Renzi, prevede l’erogazione di 500 euro ai 18enni da spendere in libri, cinema, teatro, musica, concerti e materiale scolastico, e non sono mancati episodi di “vendita” del bonus che ovviamente non è cedibile.

Oggi un nuovo capitolo con una truffa per oltre un milione e mezzo di euro ai danni del Ministero della Cultura. Sono 16 le persone adulte convolte e 3.300 i 18enni contattati via web per comprare il Bonus. Ai ragazzi veniva offerto il 30% del valore con ricarice PostePay.

Il fatto è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Napoli. È stata la sostituta procuratrice Mariella Di Mauro della Procura a chiedere e ottenere dal gip Antonio Baldassarre l’emissione delle misure cautelari.

Una persona è finita in carcere, un’altra ha l’obbligo di dimora e altre undici hanno invece l’obbligo di presentarsi presso la polizia giudiziaria con l’accusa di associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Agli indagati è stato anche sequestra un milione e mezzo che sarebbe la cifra ottenuta dalla truffa.

Bonus Cultura, come è stata organizzata la truffa

Tra i sedici indagati sono due le persone al centro dell’indagine, marito e moglie. Entrambi (lui commerciante all’ingrosso di computer) l’aiuto degli altri 14, “reclutavano” giovanissimi per cedere il bonus.

A questi venivano proposti 150 euro in cambio della cessione. 50 euro in più invece per chi “presentava” anche un amico. Ma come avveniva la truffa nei fatti? Secondo le indagini veniva simulato l’acquisto dei beni inclusi nel bonus e venivano emesse fatture false con i soldi incassati dal commerciante da suddividere tra gli aveva trovato i giovani 18enni e questi. I voucher monetizzati sarebbero in tutto 3.300.

Alcuni procacciatori avrebbero guadagnato anche 300mila euro, spalmendoli sui conti di amici e parenti per provare a eludere i controlli della Guardia di Finanza. Ma l’indagine non finisce qui: bisogna scovare altre persone coinvolte come i ragazzi che si sono prestati alla “vendita” del proprio Bonus.