Come contrastare l’inflazione? No a nuove tasse, servono investimenti

Una strategia efficace su come contrastare l’inflazione dovrebbe essere di larghe vedute e mirare al lungo periodo. Cosa bisogna evitare.

Un primo piano del premier Mario Draghi
Un primo piano del premier Mario Draghi (Foto ANSA)

Come contrastare l’inflazione? La politica migliore sarebbe quella in grado di prediligere lungimiranza e coraggio. Anziché procedere con soluzioni volte a tamponare l’emergenza solo nell’immediato – ed il riferimento è alla introduzione di nuove tasse oppure all’aumento di quelle già esistenti – occorrerebbe procedere in maniera ben diversa.

Un modo che potrebbe portare frutti sul come contrastare l’inflazione potrebbe essere ad esempio cercare di portare in Italia dei nuovi investimenti. Perché in questo modo si creano delle nuove opportunità, si da energia ad un circolo virtuoso in grado di generare lavoro, opportunità e soldi.

L’inflazione è per definizione una antitesi del benessere. E quindi, sulla carta, viene logico pensare che su come contrastare l’inflazione occorrerebbe fare in modo di creare per l’appunto benessere.

Come contrastare l’inflazione, l’UE deve reagire con unità

In un certo senso anche misure previdenziali come il Reddito di cittadinanza servono a questo. La misura dovrebbe fare si che i soggetti beneficiari compiano una scelta su un possibile lavoro da potere svolgere in pianta stabile.

Questa cosa dovrebbe avvenire al termine di un periodo nel corso del quale usufruire di un importante sostegno economico. Ci si aspetta che l’Unione Europea agisca facendo un fronte comune dinanzi a questo periodo di pesante recessione.

Proprio quando sembrava che il Vecchio Continente ed il mondo intero avessero superato in buona parte le conseguenze portate dalla pandemia a partire dalla primavera del 2020, ecco che sono sorte delle difficoltà ulteriori.

Difficoltà capaci di generare una crisi energetica, l’aumento dei prezzi di beni di prima necessità e non sol. Ed anche tutta una serie di sconvolgimenti sul piano politico e sociale, oltre che economico.

Aumenti e nuove tasse non risolvono i problemi

Tutto questo è proprio il campo prediletto dalla recessione per potere proliferare. Gli altri casi che ciclicamente si sono succeduti nel corso della storia non erano dissimili da quello attuale. La presenza di conflitti armati ad esempio ha spesso rappresentato una costanza.

Così come delle situazioni di speculazione evidentemente sfuggite di mano, come sembra che sia avvenuto nel caso dei rincari di benzina e diesel adesso. L’auspicio è che la UE reagisca con una adeguata riforma fiscale, capace di dare slancio e che sia attiva, anziché limitarsi alla riscossione di imposte che diventano più alte di anno in anno.

Ma ad oggi diversi Stati membri dell’Unione Europea sono in competizione gli uni con gli altri per via del discorso relativo alle aliquote fiscali.

Il regime fiscale in Italia è troppo oppressivo

In questo senso la posizione interna dell’Italia appare piuttosto debole, se è vero che molti risparmiatori residenti nel nostro Paese preferiscono affidare i loro risparmi ad attività situate all’estero. E questo avviene a causa di una più favorevole situazione fiscale.

Basti pensare anche ai non pochi pensionati che si trasferiscono in Portogallo od in Grecia, perché in questi Paesi godono di un maggiore potere di acquisto in relazione a quelli che sono i loro redditi. Ed anche perché il fisco locale è più clemente di quello italiano.

Ora anche gli aumenti legati alle importazioni di materie prime dall’estero ed alla produzione ci mettono il loro carico. Un motivo in più per l’Italia per allentare la pressione fiscale e cercare così di incentivare nuove strategie di rilancio nel tentativo di superare l’inflazione entro un periodo si spera non troppo lungo.