Inflazione, Patuanelli: “La più ingiusta delle tasse”

Inflazione, il presidente dell’Abi Patuanelli è in tervenuto in un dibattito nel corso del Festival dell’Economia

Inflazione Patuanelli
Antonio Patuanelli (AnsaFoto)

Grava sugli stipendiati, sui pensionati, sui tutti i risparmiatori e un giorno nulla sarà restituito. Si apre con questa affermazione di Antonio Patuelli, presidente ABI (Associazione Bancaria Italiana) e Laura Serafini, giornalista de Il Sole 24 Ore con la quale nella giornata di venerdì 3 giugno, in occasione del Festival dell’Economica di Trento, si è svolto presso la sala Sala Depero del palazzo della Provincia autonoma.

Proprio perché i soldi andati non torneranno in nessun modo,  occorre trovare “un meccanismo di perequazione per i risparmiatori“. Un modo diverso però da quelli adottati negli anni ’70 e ’80 gli aggiornamenti degli stipendi avevano come effetto proprio l’alimentazione dell’inflazione. È dunque necessario attirare nuovi investimenti che possano “innestare un circuito virtuoso anche per il gettito fiscale”.

Nel dibattito spazio anche al Reddito di cittadinanza. Alla domanda se sarà aggiornato, Patuanelli ha risposto che è giusto aiutare chi è in difficoltà ma la misura deve essere utile a trovare lavoro. Se è solo sostentamento, va verificata.

Inflazione, Patuanell: “Aumento compravendita case”

Argomento che attira molte attenzioni nelle imprese italiani è quello dei crediti fiscali sui bonus edilizi. La giornalista ha detto che sono misure che danno sostegno economico ma c’è anche il pericolo di frodi come alcune inchiesta hanno già dimostrato.

La cessione delle banche dei crediti acquisiti, ha spiegato il presidente Abi, può far sviluppare il pericolo dell’antiriciclaggio. Ci sono imprese che lavorano senza credito perché hanno liquidità, ha spiegato, così come le famiglie. Per queste è cresciuta la compravendita delle case  “ma non parallelamente i mutui” perché c’è disponibilità di liquidità.

Infine un pensiero sul rapporto tra debito e Pil. Patuanelli ha detto che inizialmente il famoso trattato di Maastricht per l’ingresso nell’euro doveva essere solo una sperimentazione ma nonostante siano passati trent’anni, nulla è cambiato. I contenuti del trattato non ha favorito la crescita e ci sono anche i cambiamenti causati dalla pandemia che deve far rivedere quei princili.

C’è bisogno di crescita da una parta ma anche stabilità, ha affermato in conclusione, e ha sottolineanto che “non si può applicare una uguale regola agli Stati per ridurre i debiti pubblici”. La percentuale di debito va vista rispetto al Pil, perché gli interessi si pagano sullo stock del debito pubblico. Insomma, Maastricht è troppo rigido e “ha fatto passare il disordine”.