Reversibilità: ecco quanto spetta veramente ad una vedova della pensione del marito

Una delle norme di civiltà più valide inserite nell’ordinamento italiano è quella della cosiddetta pensione di reversibilità per il coniuge superstite.
Ecco quando è stata inserita, quanto vale e a chi spetta

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Reversibilità (Foto Canva)

Uno degli istituti tecnico amministrativi di maggiore buon senso presenti nell’ordinamento italiano è quello della cosiddetta pensione per il coniuge superstite. Parliamo, nello specifico, della pensione di reversibilità, una pensione che viene erogata dall’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, l’INPS.

La pensione, entrando nel dettaglio, viene concessa al coniuge superstite di un titolare di pensione o al coniuge di un assicurato INPS che abbia maturato almeno 15 anni di contribuzione. La logica della norma, introdotta con il Decreto Legge 1272 del 6 luglio 1939 poi convertito, ha lo scopo di tutelare il coniuge che perde il compagno di Vita.

La norma venne inserita in un momento storico in cui in Italia l’appannaggio lavorativo era, nel 97% dei casi, per gli uomini. Ma vista la validità della norma, anche solo per non mandare perduti il monte contributi versati, è stata mantenuta in vita ed adeguata ai tempi correnti.

Basti pensare, ad esempio, che c’è stato un periodo storico in cui è stata in vigore una norma, definita “antibadanti“, che riconosceva la titolarità della pensione di reversibilità solo alle coppie sposate da un certo numero di anni.

Pensione di Reversibilità: le cifre

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Il motivo era legato alla proliferazione di matrimoni fittizi. Matrimoni che non avevano altro scopo che concedere alle badanti di persone anziane, di poter continuare ad incassare l’assegno dell’assistito anche al suo decesso.

La norma è stata poi, giustamente, eliminata per tutta una serie di ricorsi di persone che si erano visti negare le pensione perché sposati da “solo” 19 anni. Ad oggi quindi non ci sono limiti.

Limiti che invece esistono rispetto al reddito. Il coniuge superstite, infatti, incassa il 60% della pensione del pensionato/a deceduto ma a patto che questi non abbia reddito. In caso contrario esistono delle riduzioni definite tecnicamente penalizzazione.

Nello specifico chi ha un reddito compreso tra 27.320 e 20.500 euro percepisce il 45% della pensione del defunto, chi ha tra i 27.321 e 34.150 prende il 36% chi è sopra quella cifra percepisce solo il 30% della pensione del defunto.

Da segnalare, infine, che l’assegno sociale, la pensione di invalidità e quella di inabilità non danno diritto alla reversibilità