Panettone e albero di Natale: nel 2022 bisogna fare un mutuo

Panettone e albero di Natale quest’anno costeranno molto di più. Il Codacons chiede l’intervento della Guardia di Finanza

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Ad essere “caro” non è solo Babbo Natale nelle lettere dei bambini ma il Natale in sé, com’era prevedibile. Quest’anno i prodotti legati alle festività subiranno un pesante rincaro. Uno scenario immaginato già dall’estate, da quando abbiamo affrontato i primi rincari destinati ad aumentare spinti dai maggiori costi energetici.

L’allarme lo lancia il Codacons, il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori. L’organizzazione ha confrontato i prezzi dei listi del dicembre 2021 in particolare su pandori e panettoni, classici dolci natalizi. Un brutta sorpresa che arriva in particolare dal settore degli industriali dove si registrano rincari pari al 37% “con punte per alcune marche del +59%”.

Se questi sono i classici cibi natalizi, non restano fuori dall’inflazione neanche gli addobbi e si può infatti parlare anche di un caro-alberi. Solitamente siamo abituati a rispolverare quelli rinchiusi nei ripostigli e nelle cantine e questo è bene perché chi quest’anno dovrà compare un albero, spenderà circa il 40% in più rispetto a dodici mesi fa.

Panettone e albero di Natale, un mercato da 260 milioni di euro

Il Codacons calcola che siccome il mercato nostrano di questi prodotti dolciari vale circa 700 milioni di euro ogni anno, per quasi 100mila tonnellate, con gli stessi consumi dei soli due prodotti più diffusi, quest’anno la spesa sarà complessivamente di 260 milioni di euro.

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Se aumenta il prezzo dell’albero ovviamente lo stesso discorso vale per luci e catene luminose con tutti gli altri addobbi. Le classiche palline, le fascette e ogni altro tipo di addobbo, invece, sale del 20%.

“Auguriamo intervento Guardia di Finanza”

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Carlo Rienzi, il presidente del Codacons, spera che ci l’intervento della Guardia di Finanza per indagare sulle cause “di tali abnormi rincari e sanzionare gli operatori scorretti”. Sul beni non alimentari, infatti, ci sono molti prodotti che non hanno subito l’aumento dei prezzi perché facendo parte di stock dello scorso anno o addirittura degli anni precedenti ancora, non sono di nuova produzione.

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