Benzinai, brutte notizie. Ti conviene fare il pieno prima

I benzinai stanno vivendo un periodo molto particolare che investe ancora di più i consumatori: cosa sta succedendo anche causa indagine

Benzinai
Pixabay – Bonificobancario.it

È della settimana scorsa la notizia che il 25 e 26 gennaio i benzinai sciopereranno. Dopo un parziale congelamento, in seguito a un nuovo decreto del governo soprannominato Trasparenza, Fegica e Figisc Confcommercio, insieme alla FaibConfesercenti, hanno confermato lo stop.

Il rigetto del decreto riguarda in modo particolare la parte delle sanzioni ai benzinai. Queste – sottolineano le organizzazioni – sono “sproporzionate” perché i 6mila euro previsti “equivalgono a vendere 180mila litri di benzina”, pari a circa una settimana di lavoro.

Roberto Di Vincenzo, presidente della Fegica, non le manda a dire che accusa il governo di fare da scaricabarile. Il presidente nazionale della Figisc Bruno Bearzi sostiene anche lui lo sciopero, mettendo in luce i problemi del decreto.

Benzinai, cos’è emerso dall’indagine dell’Antitrust

Al Ministero dell’Industria e del Made in Italy era già in programma un incontro con i rappresentati dei gestori con l’obiettivo dirisolvere i problemi di tutta la filiera. A seguito del decreto Trasparenza e dell‘indagine dell’Antitrust, si sostiene che bisogna ripartire proprio dal decreto.

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L’indagine, infatti, “indagherebbe sui petrolieri non per le loro eventuali responsabilità ma perché non avrebbero sorvegliato i benzinai”, continuano le organizzazioni. Queste vogliono anche tutelare la loro immagine perché l’opinione pubblica riceve il messaggio che “non siamo corretti”.

L’Antitrust ha infatti avviato istruttorie dopo le ispezioni nei confronti di alcune compagnie petrolifere. Spiccano i nomi di Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamoil. Dalle verifiche sono emerse delle irregolarità. Queste consistevano nell’applicazione di un prezzo diverso rispetto a quanto pubblicizzato sui cartelli. Prezzi omessi anche al portale Osservaprezzi carburanti.

L’Authority ha puntato il dito contro le compagnie per un’omessa diligenza da parte di esse nei controlli sui distributori. Omissioni anche nelle iniziative volte a contrastare le condotte illecite.

La questione è insomma molto sentita, sia da parte dei consumatori che sono già soffocati dall’inflazione su ogni prodotto, sia da chi vende la preziosissima benzina.

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Sicuramente ci sono speculazioni e scorrettezze come le varie indagini hanno scoperto, ma anche onesti gestori. Ma è chiaro che la situazione deve essere normalizzata, soprattutto in difesa di chi ogni giorno è costretto a usare l’auto.