Ricchezze all’estero: quanto gli italiani hanno portato fuori dai confini nazionali

Gli italiani avrebbero trasferito all’estero un capitale totale che si aggira attorno ai 166 miliardi di euro: l’analisi del dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia.

Villa
(Dim Hou – Pixabay)

Un clichè quello dell’italiano che trasferisce i propri risparmi e le proprie finanze all’estero? Mica tanto. Secondo quanto emerso dai dati pubblicati dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia, i cittadini dello stivale avrebbero portato fuori dal Bel Paese un capitale – tra conti, depositi, oggetti preziosi e quant’altro- di oltre 166 miliardi di euro.

Ricchezze all’estero: quanto hanno trasferito gli italiani fuori dai confini del Paese?

Euro
(Getty Images)

Un vero patrimonio quello trasferito dagli italiani all’estero nel corso del 2019. Si parla di 135 miliardi se si considerano conti correnti e depositi. Se, invece, si aggiungono anche beni di valore ed emolumenti collegati a forme di previdenza si arriva a ben 166 miliardi di euro.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Consumatori nel mirino. Cambiano gli acquisti on-line

Questo, riporta Italia Oggi, quanto emerso dall’analisi condotta dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’Economia, inserita all’interno della sezione “Attività estere di natura finanziaria e patrimoniale RW (valore finale) – Ivie e Ivafe”.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Come assumere i disabili: i requisiti indispensabili per l’azienda

Di questo ricco tesoretto – che si precisa è proveniente tutto da attività lecite– quasi 95 miliardi di euro sarebbero rappresentati da attività finanziare. Ma cosa sono? Si tratta di partecipazione al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti in Italia, o ancora titoli pubblici con bollo del Belpaese e molto altro. Come anche, vi rientrano le polizze assicurative. Quanto ai conto correnti ed ai libretti di risparmio, l’ammontare è pari ad oltre 40 miliardi di euro.

Stando a quanto riferiscono i colleghi della redazione di Italia Oggi, però, bisogna ben badare al fatto che il totale sarà sicuramente più alto perché all’interno dell’analisi non sono stati inclusi quei conti costituiti all’estero il cui valore non è superiore ai 15mila euro e che pertanto è sottratto al controllo imposto dall’art.2 della l.186/2014.

Tornando alla ripartizione, la terza attività più cospicua sarebbe rappresentata dai beni mobili che si attestano intorno ai 28 miliardi di euro, a seguire poi i metalli preziosi.