Alessandro Borghese non si dà pace. Lo chef è allo stremo delle forze: “Sono distrutto”

Alessandro Borghese. Il celebre e simpatico chef televisivo ha difficoltà nel trovare nuovo personale per il suo ristorante milanese. Svelata la sua spiegazione al problema

Alessandro Borghese ristorante
Alessandro Borghese – Foto da Instagram

Figlio dell’ imprenditore napoletano Luigi Borghese e della celebre attrice, sex symbol degli anni ’70 / ’80 Barbara Bouchet, Alessandro Borghese è diventato un volto amatissimo dai telespettatori italiani.

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I suoi modi affabili, la sua simpatia travolgente e, soprattutto, la preparazione nel settore food di cui è esperto conoscitore, lo hanno portato nell’Olimpo degli chef televisivi, nuove “rock star” del panorama dello spettacolo nostrano. Il suo debutto sul piccolo schermo risale al 2005 con il programma “Cortesie per gli ospiti”, in compagnia di Chiara Tonelli e Roberto Ruspoli, ma è con la competizione in giro per l’Italia “4 Ristoranti” che la sua popolarità è divampata, rendendolo oggetto anche di esilaranti meme sul web.

Alessandro Borghese: la crisi del settore della ristorazione evidente ha colpito anche lui

Alessandro Borghese
A. Borghese – Foto da Instagram

Alessandro Borghese è alla spasmodica ricerca di collaboratori da inserire nell’organico del suo ristorante in Viale Belisario a Milano.

Nonostante la disoccupazione dilagante e la fama del datore di lavoro, è paradossale notare quanto stia faticando a trovare personale. Qual è la spiegazione che il noto chef televisivo dà alla situazione incredibile?

Il suo locale “Il lusso della semplicità” era aperto aperto sette giorni su sette nel periodo pre-pandemia, adesso copre cinque giorni a settimana. Il titolare vorrebbe aumentare almeno a sei giorni lavorativi, lasciandone uno di pausa. Tuttavia, sta affrontando enormi difficoltà a trovare giovani da inserire sia in cucina che in sala.

“Mentre la mia generazione è cresciuta lavorando a ritmi pazzeschi” – ha detto Borghese in un’intervista al Corriere della Sera “oggi è cambiata la mentalità: chi si affaccia a questa professione vuole garanzie. Io sono d’accordo, dobbiamo dare prospettive a chi si affaccia a questo mestiere. Stipendi più alti, turni regolamentati, percorsi di crescita. In cambio del sacrificio di tempo, i giovani chiedono certezze e gratificazioni. In effetti prima questo mestiere era sottopagato: oggi i ragazzi non lo accettano”.

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Lo chef lamenta la perdita di figure della sua brigata che collaboravano con lui da anni, persone che hanno scelto di tornare nelle proprie regioni d’origine, per un lavoro meno stressante a livello psicologico e fisico.

Perché, dunque, candidarsi come futuro impiegato nel suo ristorante? “Io cerco la misura: persone che magari non sanno cucinare benissimo, ma che siano educate e desiderose di imparare. La mia azienda saprà ricompensarle. Offriamo anche corsi di inglese e di sommelier, ma deve instaurarsi un rapporto di fiducia reciproco”.