Ravvedimento Operoso, lo strumento a vantaggio dei contribuenti “distratti”

Il Ravvedimento Operoso consente al cittadino di sanare i propri debiti prima di ricevere un accertamento fiscale ed incappare in sanzioni ed interessi elevati.

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Non è così improbabile che ci si dimentichi di pagare un tributo entro la data stabilita. E quando ciò avviene per negligenza e non per dolo c’è un modo per riparare senza incorrere in gravi conseguenze. Il contribuente, infatti, può aderire al cosiddetto Ravvedimento Operoso ossia uno strumento a mezzo del quale è possibile sanare la propria posizione debitoria. Come? Pagando quanto di spettanza con l’aggiunta di interessi che vengono calcolati in base ai giorni di ritardo e ad una sanzione ridotta. Ma quali sono allora i vantaggi del ravvedimento?

Ravvedimento Operoso, vantaggi dello strumento rivolto ai contribuenti distratti

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Attraverso il Ravvedimento Operoso è possibile azzerare le proprie pendenze senza incorrere in un accertamento fiscale. Uno strumento che consente di versare il dovuto maggiorato di interessi e sanzioni che di certo avranno un peso minore rispetto alle conseguenze che potrebbe avere un mancato pagamento.

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Il Ravvedimento Operoso, riporta Trend Online, può essere sfruttato per ogni sorta di tributo, da quelli degli Enti locali a quelli di competenza dell’Agenzia delle Entrate. Nel primo caso lo strumento è da utilizzarsi prima di ogni contestazione/accertamento, mentre nel secondo questa circostanza diventa requisito essenziale. Ovviamente aderendo a questo istituto giuridico non significa eliminare il rischio di futuri controlli o cancellare quelli in corso.

Esplicate le linee guida del Ravvedimento, è bene ora comprendere come si calcolano gli interessi che vanno aggiunti alla pendenza. Il tasso con cui avviene la rendicontazione varia di anno in anno, pertanto se il ritardo dovesse concretarsi in un biennio, nel momento della verifica i giorni di procrastino si divideranno in base all’anno in questione applicando distinti tassi.

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Gli interessi sono calcolati al tasso legale vigente nel periodo dell’infrazione; questo tasso varia annualmente ed è pubblicato in Gazzetta Ufficiale ad inizio anno solare, per cui se il ritardo nel pagamento si estende su un periodo di due o più anni, va calcolato separatamente per i giorni di ogni anno in questione.

Quanto alla sanzione, invece, se viene comminata dalla PA prima del ravvedimento si parla del 30% dell’importo di cui il contribuente è debitore. Con il ravvedimento, invece, la sanzione è del 15%, ma sempre se il pagamento viene effettuato entro i 90 giorni dalla data di scadenza prevista per il pagamento.