Canone Rai cancellato dalla bolletta: cosa potrebbe cambiare nel 2023

Canone Rai via dalla bolletta della luce, approvato ordine del giorno al Decreto Energia: quali sono gli scenari

Canone Rai in bolletta
Foto Ansa

Il canone Rai è una tassa dove l’evasione era molto alta. Il governo Renzi la inserì nella bolletta della luce nel luglio 2016 ma la norma potrebbe essere abolita a partire dal prossimo anno. Il 13 aprile è stato approvato l’ordine del giorno al Decreto Energia che porta la firma di Maria Laura Paxia del gruppo Misto che prevede di scorporare dal 2023 il canone Rai.

L’iniziativa fa seguito all’impegno che l’Italia ha preso con l’Unione Europea di eliminare il canone dalla fattura perché “ritenuto improprio”.

L’ordine del giorno non è vincolante per il Governo (ha carattere accessorio rispetto al Decreto Bollette) e in Rai pare ci siano dei malumori perché i pagamenti così tornerebbero a rischio. A maggior ragione perché l’azienda ha registrato un bilancio in rosso per 604 milioni a fine 2020. Al momento però nulla è stato deciso perché si tratta solo in un ordine del giorno.

Canone Rai cancellato dalla bolletta, come funziona oggi

Prima dell’entrata in vigore della legge del 2016 il canone Rai si pagava una sola volta a gennaio. Oggi invece viene spalmato in dieci mesi, fino a ottobre, con 9 euro mensili per un totale di 90 euro e a pagare è l’intestatario dell’utenza di energia elettrica nell’abitazione di residenza, indipendentemente dal numero di televisori che ci sono in casa.

L’agevolazione e l’accredito diretto per i pensionati

Per i pensionati il canone si può pagare con addebito diretto sulla pensione facendo richiesta al proprio ente pensionistico entro il 15 novembre dell’anno precedente.

L’agevolazione riguarda tutti i cittadini che hanno un abbonamento alla televisione e un assegno di pensione non superiore a 18.000 euro. Ci sono anche esoneri, chi il canone non deve pagarlo. Riguarda chi non ha un televisore o un apparecchio che riceve il segnale radiotelevisivo e come requisito deve avere anche almeno 75 anni e un reddito che non supera gli 8.000 euro all’anno.

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Chi ritiene di rientrare nei requisiti può presentare domanda al proprio ente pensionistico e diverse sono le modalità di ciascuno istituto. Successivamente l’ente comunicherà l’esito al pensionato.