Bonus Affitti: a Napoli lo prendevano anche i morti

Una truffa per oltre 23 milioni di euro è stata scoperta dalla guardia di finanza di Frattamaggiore, dove il bonus affitti arrivava anche ai defunti.

Napoli truffa bonus affitti 23 milioni euro illeciti
(Adobe)

Le truffe ai danni dello Stato che vengono scoperte quotidianamente sono numerose. Molte di esse, purtroppo, avvengono sottraendo fondi statali destinati al supporto dei cittadini in difficoltà in maniera illecita. Alcuni esempi sono i circa 6 miliardi di euro sottratti indebitamente tramite il superbonus 110%, oppure quelli “rubati” tramite richieste illecite di reddito di cittadinanza.

Ma non finisce qui, poiché la guardia di finanza di Grottamaggiore ha appena concluso un’inchiesta con la quale ha scoperto un illecito di circa 23 milioni di euro nell’ambito dei bonus affitti. Nello specifico, il contributo previsto con questo bonus previsto dal Decreto rilancio è finito delle mani di numerosi soggetti residenti tra Napoli e Caserta, ma in alcuni casi c’era qualcosa di molto strano che ha insospettito la procura di Napoli e la guardia di finanza.

Truffe come quella del bonus affitti hanno sottratto fondi statali per 880 milioni

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A insospettire le autorità, infatti, erano state le richieste da parte di cittadini extracomunitari che però risultavano irreperibili sul territorio nazionale. In seguito anche una richiesta da un cittadino che risultava deceduto, con il cui nome sono stati sottratti allo Stato circa 138mila euro. Facendo seguito alle indagini avvenite tra giugno e ottobre, dunque, la procura di Napoli Nord ha chiesto e ottenuto dal gip il permesso al sequestro preventivo di più di 23 milioni di euro a 29 persone.

Dopo aver fatto richiesta del bonus affitti tramite il portale Entratel, gli interessati hanno incassato diversi milioni di euro menzionando locazioni fantomatiche e attività d’impresa inesistenti.

Il sequestro preventivo dei beni ha permesso di non disperdere ulteriormente preziosi fondi statali. Che si sarebbero dunque andati a sommare ai circa 880 milioni di euro di appropriazione indebita ai danni dello Stato avvenuta tramite operazioni illecite analoghe a quella in esame.

Non è un caso, infatti, che dei 29 responsabili oltre la metà avesse accesso anche al reddito di cittadinanza. Ciò a denotare uno stato di corruzione e appropriazione indebita sistematica da parte di questi individui.