Esonero contributivo INPS per le neo mamme

Esonero contributivo INPS: in cosa consiste e per quale motivo è stata lanciata la proposta che riguarda le donne

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Tanto lavoro povero, redditi bassi, precarietà e molte pensioni sotto i 12mila euro. È quello che emerge dal rapporto presentato presentato dall’Università della Calabria in occasione dell’incontro in occasione dell’incontro Conoscere il Paese per costruire il futuro.

Tra i partecipanti il presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Il numero uno dell’istituto di previdenza ha parlato della politica di sostegno alla natalità e alla conciliazione tra famiglia e lavoro, un tema delicato nel nostro paese.

Esonero contributivo INPS: la proposta

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È infatti una necessità risolvere questo problema. “Immagino un esonero contributivo per le donne dopo il parto“, ha detto. Ma, appunto, si tratta di qualcosa d’immaginato, al momento più un augurio più che un fatto concreto.

Sempre dal rapporto emerge che il 28% dei lavoratori, ovvero oltre 4,3 milioni di persone, guadagna meno di 9 euro lordi all’ora. In un mese quasi un lavoratore su tre ottiene meno di 1.000 euro al mese.

Tridico è favorevole alle politiche sulla decontribuzione ma “vanno calibrate bene”, ha affermato. Nel nostro Paese, infatti, il costo del lavoro è più più alto della media rispetto agli altri Stati europei.

Secondo la fondazione Migrantes gli italiani all’estero sono in numero maggiore rispetto agli stranieri nel nostro Paese. Un dato pericoloso perché significa che tanti giovani lasciano la penisola, contribuendo in modo decisivo al calo demografico.

Per bloccare quest’ultimo fenomeno, dice Maria De Paola della Direzione centrale Studi e ricerche Inps, “bisogna dare supporto alle famiglie con politiche che rendano l’occupazione più stabile e i salari più alti”. Parole che sentiamo da anni ma che puntualmente restano tali.

Un plauso però viene fatto ed è rivolto all’Assegno Unico. De Paola infatti definisce la misura “uno strumento importante, soprattutto al Sud”

Un pensiero anche sul Reddito di cittadinanza: solo il 30%  dei percettori ha un contributo nei tre anni precedenti di poche settimane lavorative. Infine sottolinea che la0 Decontribuzione Sud ha avuto un effetto positivo sull’occupazione ma non sui salari che restano purtroppo ancora troppo bassi.