SuperBonus 10% se non vai in pensione

SuperBonus 10% per chi ritarda l’uscita dal lavoro: cosa prevedere l’idea del governo targato Giorgia Meloni

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Si entra seriamente nella discussione sulla riforma delle pensioni con la Legge di Bilancio che deve essere pronta per la fine del mese. Prende sempre più corpo l’ipotesi che raffigura un misto tra la pensione flessibile e pensione a 61 anni con un tocco di Quota 41.

Prima era più facile andare in pensione prima, con l’anticipo diventa più complicato poiché per lo Stato è un costo elevato. E chi paga? Il costo ricade sull’assegno spettante, come nel caso di Opzione donna.

La misura allo studio permette un corposo anticipo ma prevede anche una penalizzazione. Così facendo nel lungo periodo le casse dello Stato non ci rimettono e arriva un bonus per chi ritarda l’uscita dal lavoro.

Ogni anno di anticipo, infatti, ha un costo ben preciso sulla pensione che si andrà a percepire. Essa infatti si calcola applicando dei coefficienti di trasformazione che si alzano al crescere dell’età anagrafica. Pure se vige questa situazioni in Italia molti hanno preferito andare in pensione prima, soprattutto da quando è entrata in vigore la Riforma Fornero, c’è stata quasi un ansia per il pensionamento.

La legge che porta il nome dell’ex ministro del governo Monti entrerà in vigore di nuovo dal 1 gennaio 2023 se il governo non provvederà a realizzare un’altra riforma.

L’idea allo studio punta sul fatto che si vuole dare al lavoratore la possibilità di rimandare il pensionamento, preferendo proprio il mantenimento del lavoro.

SuperBonus 10%: a cosa sta pensando l’esecutivo

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L’ipotesi è dare incentivi che possono arrivare anche al 10% sulla busta paga. Un netto che in un periodo di forte inflazione come quello che stiamo vivendo non può che piacere.

Se si sceglie questa opzione, continuando a lavorare sia il dipendente che il datore di lavoro smettono di versare contributi. In pratica il periodo in cui si resta al proprio posta non “alimenterà” la pensione ma sarà tutto a vantaggio nell’immediato con una busta paga più corposa. Anche il datore avrebbe dei vantaggi derivanti proprio dal mancato versamento di contributi, quindi quel lavoratore gli costerebbe di meno.

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