Pensioni, la brutta sorpresa di Giorgia Meloni

Pensioni volute dal governo Meloni: non ci sono buone notizie per chi lascia in lavoro e neanche per i percettori di indennità medio-alte

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Introduzione dei meccanismi di flessibilità per l’uscita dal lavoro e l’accesso alla pensione – con l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale – e aumentare le pensioni minime, sociali e di invalidità. Su questi due punti in campagna elettorale e nelle prime settimane in carica del governo, si sono basate le aspettative pensionistiche dell’esecutivo di Giorgia Meloni.

Inoltre era previsto anche il rinnovo della misura Opzione donna e il ricalcolo delle pensioni d’oro. Obiettivi da raggiungere durante tutta la durata della legislatura e non certamente inserire ogni punto adesso nella manovra economica, realizzata in tempi strettissimi.

Pensioni, le novità con la Meloni

Chi va verso la pensione adesso, però, resta deluso perché si aspettava qualcosa in più. Quota 103 sostituisce Quota 102 e dunque il sistema è meno vantaggioso per chi esce nei prossimi mesi dal lavoro. Quota 103 prevede la possibilità di andare in pensione a 62 anni per chi ne ha almeno 41 di contributi mentre oggi i requisiti necessari sono 64 anni di età e 38 di contributi.

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Per quanto riguarda opzione donna il rinnovo c’è stato ma con requisiti molto stringenti. Dal 2023 le lavoratrici potranno andare in pensione a 60 anni (oppure a 59 con un figlio e a 58 anni con due o più figli), ma l’uscita anticipata dal lavoro è prevista solo per le donne caregiver (che accudiscono un familiare invalido), alle invalide al 74% e a chi è dipendente DI un’azienda in crisi.

Le pensioni minime alzate per gli over 75, però, è una misura già prevista nella manovra e che dunque sarà legge già dal 1 gennaio. La soglia non è arrivata a 1.000 euro come aveva detto Berlusconi in campagna elettorale ma comunque a 600 euro.

Le pensioni medio-alte avranno uno svantaggio perché il governo ha modificato anche le percentuali di perequazione (l’aumento dell’indennità mensile in base al caro-vita). Le fasce prima della Legge di Bilancio erano tre, ora sono sei.

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Per chi è titolare di trattamenti compresi tra 4 o 5 volte il minimo, la percentuale di rivalutazione prima era al 90% ora sarà all’85%. Andrà peggio a chi percepisce una pensione superiore a cinque volte la quota minima.