Bonus addio: le scadenze del 31 dicembre 2022

Bonus, molti sono in scadenza quest’anno e non è previsto il rinnova nella Legge di Bilancio ora in discussione

Bonus in scadenza – Foto BonificoBancario.it

Covid prima e crisi energetica poi, la politica economica degli ultimi governi è stata dominata dalla parola Bonus. Nel 2023 molti di quelli attualmente previsti cesseranno di esistere.

Tali decisioni sono contenute nella manovra economica ora al Senato, dopo il via libera ottenuto alla Camera dei Deputati. Il voto finale è previsto il 30 dicembre per scongiurare l’esercizio provvisorio. Infatti per molti il 30 è comunque molto tardi perché se dovessero esserci altri intoppi come il caso dei 450 milioni, passerà ancora altro tempo.

Bonus, alcuni hanno le ore contante: quali non saranno rinnovati

Quali sono i bonus che saranno stoppati? Si va da quello relativo alla ristrutturazione delle facciate a quello per l’acquisto di tv, poi anche il famoso 110% che ha dato adito a ruberie e polemiche.

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Non verrà prorogato ma sarà sostituito da un’agevolazione che scenderà al 90%. Resta invece in vigore per i lavori deliberati entro il 18 novembre 2022 e la Cilas presentata entro il 31 dicembre. Addio definitivo invece al bonus facciate che prevedeva un’agevolazione fiscale del 90% per i lavori avvenuti nel 2020. In questo caso non sarà sostituito. La percentuale nell’anno che volge al termine è scesa poi al 60% e ora la misura non sarà rinnovata.

Non ci sarà più neanche il bonus tv e decoder che prevedeva un contributo massimo di 50 euro l’acquisto di televisori e decoder adatti ai nuovi standard di trasmissione Dvbt-2/Hevc.

La manovra economica non prevede neanche il bonus trasporti. Consisteva in 60 euro per l’acquisto di un abbonamento ai mezzi pubblici o al trasporto ferroviario con scadenza al 31 dicembre. Chi aderirà in questi ultimi giorni dell’anno, potrà ovviamente comunque sfruttarlo fino al 31 gennaio 2023.

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Tra le agevolazioni più diffuse e popolari che la Legge di Bilancio modifica c’è il Reddito di Cittadinanza che nel corso dell’iter parlamentare ha avuto un’ulteriore restrizione rispetto a quanto aveva approvato il Consiglio dei Ministri. Erano previste diciotto mensilità, il CdM aveva approvato otto mensilità ora sono previste solo sette.