Pensioni, arrivano 572 euro per il trattamento minimo

Pensioni, in aumento le minimi a partire dal nuovo anno: quali sono le percentuali delle rivalutazioni e cosa cambia per gli over 75

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Fin dalla campagna elettorale Silvio Berlusconi aveva puntato sull’aumento delle pensioni minime. Rivedere al rialzo le indennità del resto è un tema sempre caro al Cavaliere prima delle elezioni.

Forza Italia può esultare perché in effetti la Legge di Bilancio in discussione al Senato (già approvata dalla Camera) prevede l’aumento, anche se non fino a 1.000 euro come aveva detto l’ex premier.

Pensioni minime, la perequazione del 2023

Per pensione minima si intende, ricordiamolo, quella rendita vitale che lo Stato garantisce a chi non ha sufficienti contributi per ottenere la pensione da lavoro.

In base alla perequazione automatica, il tasso di rivalutazione provvisorio delle pensioni stabilito dal governo a novembre scorso, sarà del 7,3% per tutto il 2023. Ciò avverrà in attesa di una riforma più strutturale del sistema pensioni annunciata dall’esecutivo.

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Riceveranno questa percentuale – ossia il 100% della rivalutazione – solo le pensioni che corrispondono al massimo a 4 volte l’importo del trattamento minimo. Va però considerato che già a ottobre, novembre e dicembre 2022 è stato dato come acconto una maggiorazione del 2%.

Innanzitutto partiamo dal dato che dal 2023 la pensione minima passerà da da 525,38 euro a 572 euro al mese per 13 mensilità.

L’obiettivo è ovviamente cercare di dare più potere d’acquisto alle fasce economicamente più svantaggiate e maggiormente colpite dall’inflazione.

Maggiore sarà invece l’importo per gli over 75 che arriverà a 600 euro, dunque +14,7% rispetto al 2022.

Per avere la pensione minima ci sono anche dei limiti di redditi da rispettare. Per chi non coniugato tale limite è pari a 2 volte il trattamento minimo. Discorso diverso per il coniugato, invece: è necessario che il reddito complessivo non superi di 4 volte il trattamento minimo.

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Per il 2022 tali limiti di reddito sono 816,55 euro per pensionati non coniugati e 633,10 euro per pensionati coniugati. C’è poi una riduzione dell’integrazione se queste cifre si superano ma non si va oltre i 633,10 euro per pensionati non coniugati e 266,20 euro per pensionati coniugati.

Infine chi ha un assegno inferiore a 6.815,10 euro all’anno ha diritto anche all’importo aggiuntivo di 154,94 euro al mese.