Fisco, brutte notizie su Rottamazione e multe

Fisco, rottamazione e multe: i debiti si accumulano e i Comuni restano senza soldi mentre attendono anche i contribuenti

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Nel 2020, anno dello scoppio della pandemia, sono state accumulate 11,5 milioni di cartelle esattoriali che corrispondono a 1,1 miliardi di euro. Crediti che nella maggior parte dei casi sono diventati inesigibili.

Lo Stato sembra dunque impantanato più che mai con farraginose operazioni di recupero mentre siamo in attesa dei dati ufficiali del 2021 che ora sono ancora provvisori.

Imu, Tasi, multe stradali, bolli: queste voci costituiscono la parte più grossa delle entrate mancanti all’appello. Un’altra finanziaria da miliardi di euro.

I contribuenti che hanno debiti con il Fisco restano in attesa di un provvedimento di rottamazione e nel frattempo i crediti saranno sempre meno esigibili. I fascicoli riempiono i magazzini degli uffici di recupero, il lavoro diventa sempre più grande e difficile da smaltire.

Uno degli effetti della entrate mancanti è che i Comuni restano a bocca asciutta. La Tari ad esempio, la Tassa sui Rifiuti, è di vitale importanza per gli enti locali. Non è necessario solo provvedere al recupero dei crediti con leggi mirate ma farlo anche in modo rapido ed efficiente, ricordano che molti non hanno pagato non solo per proprio volere. La pandemia prima e la pesate crisi inflazionistica poi, hanno innegabilmente tagliato le gambe a tanti contribuenti.

Fisco, rottamazione e multe: cosa stabilisce la manovra 2023

La Legge di Bilancio in vigore dal 1 gennaio delega ai Comuni l’azione di stralcio delle cartelle esattoriali fino a 1.000 euro. Ciò però riguarda il periodo compreso tra il 2000 e il 2015. È noto però come i molti casi di Comuni non riescono a supportare un’azione di recupero delle tasse non versate. L’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha ricordato che gli enti si mantengono in piedi grazie alle multe stradali.

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Per quanto riguarda la rottamazione, Il Giornale segnala che i bilanci di previsione di moltissime amministrazioni locali si basano su una sorta di “industria” di tributi mascherati da multe stradali.

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Il quotidiano riporta il commento del commercialista Gianluca Timpone secondo il quale “iscrivere le multe inesigibili nei residui attivi (crediti) serve solo per rendere tecnicamente in equilibro un bilancio che se revisionato a fondo non potrà che essere inattendibile”.