Arrestato Matteo Messina Denaro: l’impero economico del boss mafioso

Arrestato Matteo Messina Denaro: questa mattina a Palermo i carabinieri hanno catturato il capo di cosa nostra in un clinica

Matteo Messina Denaro
Matteo Messina Denaro

Arrestato il boss Matteo Messina Denaro. Giornata importante per l’antimafia italiana e mondiale. Era latitante dal 1993 da quando aveva preso in mano le redini di cosa nostra dopo l’arresto di Totò Riina. Proprio ieri, il 15 gennaio, è caduto il trentesimo anniversario del vecchio capomafia.

La notizia è stata lanciata dall’Ansa. Poche righe e nessun dettaglio. “L’inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano (Trapani) è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido”, riporta l’agenzia.

Al momento le notizie sono ancora confuse. Pare che il boss si trovasse in una clinica di Palermo dove è stato raggiunto dai Ros dei carabinieri.

La salute di Messina Denaro è stato un tema molto trattato in questi anni tanto che per tanto tempo è stato ritenuto il boss fosse in Sicilia per curare una forma di strabismo.

Arrestato Matteo Messina Denaro: chi è

Come vogliono le regole criminali interne a cosa nostra secondo le quali anche in galera un boss continua ad avere potere, per ovvi motivi Riina non poteva più esercitarlo.

Da allora secondo gli investigatori sia Provenzano che Messina Denaro hanno retto la cupola mafiosa. Dopo la morte del padre nel 1998, Francesco Messina Denaro, e l’arresto di Provenzano nel 2006, il suo potere è stato assoluto.

LEGGI ANCHE: Meloni sul caro benzina: “Non è aumentata”, e mostra i numeri

Pare fosse un boss diverso dai suoi predecessori. Era amante delle belle donne e le auto di lusso. Con lui la mafia ha avuto anche un’impennata nel mondo capitalistico con importanti investimenti in diversi settori, eolico incluso.

Palazzi, ville, appartamenti e un’infinità di miliardi di euro a disposizione. Deve scontare molti ergastoli. Oltre ad aver partecipato alle più note stragi di mafia come gli attentati di Firenze, Roma e Milano tra il 1992 e 1992, è ritenuto responsabile anche delle uccisioni di Falcone e Borselli. Secondo le sentenza ha partecipato all’omicidio del 12enne Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino.

Si può solo immaginare a quanto ammonti il patrimonio complessivo del boss. Nel corso degli anni le forze di polizia hanno realizzato diverse retate arrestando persone a lui vicine.

LEGGI ANCHE: Bonus 200 euro, arrivano buone notizie

Castelvetrana era la sua roccaforte e lì si concentravano i maggiori interessi economici. Quando gli investigatori in questi trent’anni si sono avvicinati sempre di più al grande traguardo di oggi, i sequestri di beni mobili e immobili hanno avuto valori di miliardi di euro.

 

Impostazioni privacy