Attenzione a questi comportamenti sul lavoro: non sono solo scorrettezze, ma possono portarti davvero a processo per truffa aggravata

Alcuni gesti che molti considerano “furbate” sul lavoro possono trasformarsi in reati, con conseguenze penali più gravi di un richiamo.

Sbagliare al lavoro può capitare a chiunque. Un ritardo, una dimenticanza, una giornata storta. Ma c’è una linea sottile che, se superata, fa uscire dall’ambito delle sanzioni disciplinari e porta dritti sul terreno penale. Ed è una linea che molti sottovalutano.

Attenzione a questi comportamenti sul lavoro: non sono solo scorrettezze, ma possono portarti davvero a processo per truffa aggravata – bonificobancario.it

Alcuni comportamenti, infatti, non vengono considerati solo scorrettezze, ma vere e proprie truffe. E non importa pensare che “tanto al massimo mi licenziano”: in certi casi si rischia un processo.

La truffa più comune: fingere di essere al lavoro

Il caso più frequente è quello della falsificazione della presenza. È talmente diffuso che ha persino un nome ormai entrato nel linguaggio comune: la “truffa del cartellino”.

La truffa più comune: fingere di essere al lavoro – bonificobancario.it

Succede quando un lavoratore simula di essere presente sul posto di lavoro mentre in realtà non lo è. Può avvenire passando il badge per poi andarsene, timbrando per un collega, dichiarando orari diversi da quelli reali o coprendo chi fa lo stesso. Non serve una tecnologia sofisticata: basta l’inganno.

Nel settore pubblico la questione è molto chiara. Attestare falsamente la propria presenza è un reato specifico, punito con la reclusione e una multa. Non conta solo il gesto in sé, ma il fatto che si stia inducendo l’amministrazione in errore, ottenendo uno stipendio senza aver realmente lavorato.

E non finisce con il licenziamento. Oltre alla perdita del posto, può arrivare il risarcimento del danno e, soprattutto, il processo per truffa aggravata.

Per anni si è pensato che il reato esistesse solo se il danno economico fosse “importante”. Oggi non è più così. L’orientamento più recente considera sufficiente anche una prestazione ridotta in modo apprezzabile.

In pratica, anche assenze non lunghissime, se ripetute o organizzate in modo fraudolento, possono essere considerate rilevanti. Non serve sparire per ore: in certi casi bastano pochi minuti, se il comportamento è sistematico.

E nel settore privato?

Nel lavoro privato il discorso cambia solo in parte. Anche qui falsificare la presenza o ingannare il datore di lavoro può portare al licenziamento e al risarcimento dei danni. Ma c’è di più.

Se il comportamento integra gli estremi della truffa, si può rispondere penalmente. Fingere di lavorare per essere pagati, usando raggiri o simulazioni, può diventare un reato vero e proprio, anche se non sempre si arriva a una condanna nei casi di minima gravità.

È vero che alcuni procedimenti si chiudono per la particolare tenuità del fatto. Ma non è una garanzia. Ogni caso viene valutato singolarmente, considerando durata, modalità, danno e intenzionalità.

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