Bonifico parlante, cos’è e come si compila: perché è così importante?

Il bonifico parlante si differenzia dall’ordinario per molteplici aspetti: in primis la sua modalità di compilazione.

Bonifico
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Superbonus 110%, bonus ristrutturazioni e via discorrendo sono solo alcune delle misure predisposte dal Governo per fare in modo che il patrimonio immobiliare italiano tornasse a nuova vita. Rimborsi che superano il totale dell’esborso o che in alcuni casi ne coprono fino al 65% sono stati ritenuti la giusta strategia per spingere gli italiani ad efficientare i propri beni. Ma come sempre accade, quando si parla di denaro, la burocrazia è tanta ed i cavilli che potrebbero inficiare l’ottenimento del beneficio sono dietro l’angolo.

Tra tutti questi spunta la necessarietà di compilare il cosiddetto Bonifico Parlante quando si devono corrispondere alle Imprese esecutrici dei lavori i compensi per l’attività svolta. In mancanza, il committente potrebbe perdere il beneficio. Ma cos’è un bonifico parlante? Come si compila?

Bonifico Parlante, cos’è e come si compila? La guida

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Come specificato in premessa, il bonifico parlante è maggiormente specifico rispetto a quello ordinario. In primis, guardando alla causale, dove – nei casi poc’anzi citati- bisognerà indicare con precisione la norma in forza della quale si è avuto diritto all’agevolazione. Per l’Agenzia delle Entrate è, infatti, fondamentale che venga esplicitato il motivo di spesa.

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Nella pratica, all’interno del Bonifico Parlante, dovrà essere inserito il codice fiscale di chi intende usufruire dell’agevolazione (di tutti i beneficiari, invece, se si tratta di più proprietari). Indicare codice fiscale o partita iva di chi ha posto in essere gli interventi. All’interno della causale, citare la norma che dà diritto all’agevolazione di cui si vuol beneficiare.

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Ma se il contribuente dovesse sbagliare ed invece di emettere un parlante, facesse partire un ordinario? Dovrebbe operare una immediata modifica, cosa facile nella teoria ma non nella pratica. Per tale ragione, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che è possibile correggere il tiro per le ristrutturazioni edilizie. Come? Chiedendo a chi ha effettuato i lavori di sottoscrivere una dichiarazione ai sensi del DPR 445/2000 in cui attesta che il denaro ricevuto era il corrispettivo di prestazioni effettuate in forza delle agevolazioni.