Cybersicurezza, scoprire i nostri pin è purtroppo facilissimo

I malviventi hanno messo a punto un sistema da non credere pur di truffarci. Lo dimostrano gli esperti di cybersicurezza, ecco come.

Cybersicurezza i nostri pin sono a rischio
Cybersicurezza i nostri pin sono a rischio Foto dal web

Cybersicurezza, una materia sempre delicata e che finisce a volte con il riguardarci di persona. Per quanto desidereremmo stare tranquilli con i nostri conti correnti in banca ed alla posta, potrebbe comunque capitare di avere qualche brutta sorpresa.

Uno studio compiuto da accademici dell’Università di Padova compiuto proprio in materia di cybersicurezza ha ideato un sistema capace di prevedere con una certa accuratezza quello che è il pin digitato allo sportello bancomat o atm. Il tutto prevedendo i movimenti delle dita.

Nonostante possa sembrare incredibile, con la tecnologia oggi è possibile fari di tutto, anche un qualcosa di impensabile come questo. In tema di cybersicurezza abbiamo raggiunto traguardi inconcepibili fino a pochi anni fa.

Cybersicurezza, lo studio degli accademici sorprende

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Gli studiosi in Veneto hanno pubblicato uno studio su quelle che sono stati i loro rilievi pratici computi in particolare per cercare di trovare delle soluzioni contro un altro tipo di truffa che pure si sta diffondendo negli ultimi tempi.

Alcuni abili malintenzionati si stanno specializzando proprio nel restringere il campo delle combinazioni possibili da inserire a nostro discapito allo sportello. Tramite l’utilizzo di una telecamera e di approfondite visualizzazioni delle registrazioni compiute, non risulta particolarmente difficile loro riuscire a risalire al pin corretto.

La camera viene nascosta al centro dello sportello, in alto, e questo permette di azzerare le differenze tra destrimani e mancini. Poi il video prodotto viene spezzettato in piccole porzioni che sono atte ad esaminare nel massimo dettaglio i movimenti della mano che inserisce il pin anche quando la nascondiamo.

I nostri pin sono effettivamente a rischio

Lo studio dell’Università di Padova ha preso in considerazione 58 individui di età compresa tra i 24 ed i 50 anni. Ognuno di loro ha inserito cento pin casuali a testa, per un totale di 58mila codici numerici random, sia a quattro che a cinque cifre.

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Da queste poi sono state analizzate solo quelle in cui la mano che digitava risultava coperta in maniera adeguata.

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L’algoritmo messo a punto dagli accademici ha presentato un tasso di accuratezza del 30% per i codici a cinque cifre e del 41% per quelli a quattro. Dimostrando come la semplice osservazione da parte dei malintenzionati potrebbe costarci carissimo.