Quanto dura il blocco del conto corrente per morte?

La giacenza del defunto è inaccessibile finché il credito non viene riassegnato a conclusione dell’iter di successione. Ecco le tempistiche

Quanto dura il blocco del conto corrente per morte?
Blocco del conto corrente (Foto Adobe)

Al sopraggiungere di uno spiacevole evento luttuoso in famiglia, entrano in atto delle trasformazioni che coinvolgono gli equilibri dei rapporti e, necessariamente, la situazione economica. In ambito familiare, subentrano degli strumenti previsti dalla stessa previdenza: ad esempio, se il defunto è un pensionato, una quota del trattamento, in base a percentuali variabili, viene trasferita alla moglie e ai figli; si tratta della cosiddetta pensione di reversibilità.

Un soggetto, inoltre, può aver redatto in vita un testamento di fronte ad un notaio. Il documento è particolarmente importante per i chiamati all’eredità che non appartengono alla linea diretta del defunto; in ultimo per regolamentare beni di un certo valore, quali immobili e depositi finanziari. Con l’accettazione dei beni, gli eredi sono obbligati ad assolvere (in base ai requisiti dei valori succitati) all’iter di legge della successione verso l’Agenzia delle Entrate, ancorché il valore di un bene superi 100mila euro.

Come sbloccare la giacenza del defunto?

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Superato qualsiasi ostacolo di impugnabilità del testamento, se tutto – sin dalla lettura presso uno studio notarile – risulta regolare e soprattutto condiviso e accettato (sebbene vi tempo tre mesi dalla lettura per manifestare l’accettazione, e dieci anni prima della prescrizione dal giorno del decesso), i chiamati all’eredità – che potrebbero essere curatori o rappresentati legali – devono poter accedere al credito del defunto, secondo le indicazioni assegnate.

Quando si parla di credito, si può fare riferimento ad un conto corrente, come ad altri tipi di depositi (libretti postali) o titoli (azioni, BOT, BTP ecc.). Nel caso delle Poste Italiane, la comunicazione del decesso del titolare del conto chiude ovviamente l’operatività dei rapporti. Dopodiché, è la cosiddetta Dichiarazione di Credito, trasmessa all’Agenzia delle Entrate, a chiudere l’iter della Dichiarazione di successione.

Ma la giacenza è ancora bloccata. Si deve dunque avviare la pratica di Rimborso per Successione che non può compiersi senza questi documenti: il certificato di morte o l’estratto di morte; l’atto notorio oppure la Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà; copia di un documento di identità e codice fiscale. Queste operazioni possono svolgersi entro dodici mesi dal decesso. Consegnata la documentazione completa, gli istituti di credito hanno trenta giorni di tempo (dalla presentazione della dichiarazione di successione) per liquidare gli eredi.