Tasse su plastica e zucchero: arriva la svolta

Si fa più plausibile un dietrofront legislativo in tema ambientale nell’ambito delle grandi aziende. Cosa sta decidendo il nuovo governo

tasse su plastica e zucchero
Plastica (Foto Pexels)

Nonostante i possibili ritardi che, a causa della crisi energetica ed economica, penalizzeranno la transizione dei processi in chiave di sostenibilità ambientale nei diversi settori dell’economia e della produzione, l’appuntamento col cambiamento di rotta sulle valutazioni globali e sistemiche inerenti il ruolo dell’ambiente è inevitabile. Prima di qualunque strumento concreto di conversione, lo Stato, tramite l’operato del governo, adotta i preliminari trucchi di dissuasione fiscale.

È noto che una consistente parte dell’inquinamento deriva dai meccanismi stessi del commercio, o meglio dello spostamento delle merci: i mezzi coinvolti, le risorse energetiche per attivare questi stessi mezzi di trasporto. Una passata intuizione per limitare gli spostamenti e razionalizzare le materie prime con finalizzazioni inquinanti è quella del governo Conte 2 a fine 2019, di una plastic tax e di una sugar tax.

Tasse su plastica e zucchero, verso la sospensione

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Mentre il progetto di una web green tax dovrebbe inaugurare una sorta di “fisco verde”, la quale dovrebbe gravare sui profitti delle multinazionali del commercio elettronico che impiegano veicoli inquinanti per le loro consegne, la plastic tax e di una sugar tax si trovano, in anticipo sui tempi, sul viale del tramonto. L’utilità delle due tasse punta a ridurre l’utilizzo delle inquinanti plastiche monouso e il consumo delle poco salutari bevande zuccherate.

Sulla scorta della complicata attuabilità, il governo Meloni sta procedendo allo smantellamento di entrambe pur con una certa lentezza imposta da una questione di finanza pubblica. A parte il risentimento dei settori chiamati in causa, il gettito stimato è pari a 650 milioni di euro all’anno. È previsto che la sospensione possa arrivare fino al 31 dicembre 2023.

L’aspetto collaterale della questione fa però emergere che le consegne dei prodotti acquistati in rete, pur essendo effettuate da mezzi inquinanti, sono a carico di piccole imprese italiane, più o meno proprietari dei camioncini, a servizio di colossi come Amazon. Ciò contrasta dunque con gli obiettivi istituzionali, anche perché le risorse che sarebbero state prodotte, a sua volta, finirebbero per finanziare gli aiuti economici contro il caro bollette. È possibile che si ovvierà con il ritocco tradizionale delle tariffe su tabacchi e sigarette.