Brutte notizie per chi vuole andare in pensione nel 2023

Pensione nel 2023, cosa devono fare i lavoratori per lasciare finalmente il lavoro: in vigore la nuova legge della “quota”

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Pixabay – Bonificobancario.it

La Legge di Bilancio in discussione in queste ore al Senato porterà novità per l’uscita dal lavoro nel 2023. In questi anni abbiamo sentito parlare molto di “quote”, ossia un numero da raggiungere sommando gli anni anagrafici con quelli dei contributi versati.

Anche per l’anno che verrà sarà così anche se il governo ha già annunciato che si tratta di una mini-riforma transitoria. Nei prossimi mesi infatti sarà realizzata una legge più strutturale.

Pensione nel 2023: quali sono i requisiti per lasciare il lavoro nell’anno che verrà

Il sistema delle quote doveva essere abbandonato, ma almeno per un altro anno gli italiani alla soglia della pensione dovranno ancora conviverci. Per il prossimo anno, infatti, sarà in vigore quota 103. Prenderà il posto di quota 102, in vigore ancora per qualche ora, fino al 31 dicembre.

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Dunque per lasciare il lavoro serviranno 62 anni d’età e 41 di contributi. Un anticipo ben cinque anni rispetto alla pensione di vecchiaia che prevedono 67 anni di età e 20 di contributi.

Ma i requisiti non sono finiti. Oltre ai suddetti bisogna aver maturato un assegno inferiore a cinque volte il trattamento minimo. I dipendenti privati dovranno rispettare la finestra temperale di tre mesi, quelli del settore pubblico di sei.

Non saranno molti i lavoratori che sfrutteranno questa opportunità perché sono pochi quelli che hanno comunicato a lavorare a 21 anni e avendo versa 41 anni di contributi, oggi hanno 62 anni.

In un’intervista a Il Messaggero il Sottosegretario all’Economica Federico Freni ha dichiarato che il progetto del governo è creare un sistema con un unico requisito: si va in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica.

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Si resta dunque in attesa mentre si dovrà intervenire con altre misure urgenti per contrastare il caro bollette che sta dissanguando i cittadini. Negli ultimi tre mesi sono stati prelevati dai conti circa 50 miliardi di euro. In pratica i cittadini stanno prendendo i risparmi per fronteggiare la crisi inflazionistica.