Crisi idrica, Italia senza acqua: alcuni comuni hanno già chiuso i rubinetti

Se non bastassero la pendemia da coronavirus e la guerra tra Russia ed Ucraina, a togliere il sonno agli italiani, arriva anche la crisi idrica. Ecco cosa sta succedendo

Crisi idrica INTERNA
Siccità (Foto Ansa)

Il primi trenta mesi del nuovo decennio, finora, non hanno certo brillato per gioie e serenità. Da febbraio del 2020 ad oggi per i cittadini che vivono in Italia si sono succedute una serie di difficoltà davvero estreme.

Difficoltà impreviste ed imprevedibili che sono partite dalla pandemia da coronavirus covid-19, con il lockdown connesso ed il carico di vittime e di contagiati. Difficoltà acuite ad inizio del 2021 dalla grave crisi economica, tuttora in corso, con la messe di aziende andate in rovina, partita iva chiuse o sospese, posti di lavori bruciati e Prodotto Interno Lordo consumato.

Difficoltà, rinfocolate,nel febbraio del 2022, con lo scoppio della guerra tra Russia ed Ucraina. Difficoltà che, ad inizio estate dell’anno in corso, si fregiano di un nuovo ed immenso problema. La crisi idrica.

Parafrasando la mitica frase di John Belushi nel film del 1980 The Blue’s Brothers manca “la tremenda invasione di cavallette” e davvero il quadro è completo.

Crisi idrica, lo stato dell’arte in Italia

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Ma mentre quella del compianto John Belushi, nei panni di Jake Blues, era solo una battuta quello che si sta vivendo in Italia rispetto alla crisi idrica è una drammatica realtà.

Alcuni dati per meglio descrivere il fenomeno. Nella zona di Italia dove la siccità sta colpendo con più forza, lungo il corso del PO, l’aumento medio dei gradi è di circa 4.

Questo fattore ha determinato una riduzione di oltre tre metri del corso del grande fiume padano. A tutto questo si aggiunge la mancanza quasi endemica di pioggia ed il fatto che le nevi alpine sono completamente sciolte.

Morale della favola ben 125 comuni a cavallo di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono pronte ad avviare le pratiche per il razionamento dell’acqua. Alcune, Motta de’ Conti e Villata, nel vercellese sono già passate alle misure drastiche.

Cosi come almeno due presidenti di Regione, quello dell’Emilia Romagna Bonaccini e quello del Piemonte Cirio, sono pronti a dichiarare lo stato di calamità.

Va segnalato, inoltre, che la crisi idrica morde forte anche la regioni del Centro Sud come Lazio, Puglia e Calabria. Da considerare, infine, che gli esperti segnalano un ulteriore rischio. La siccità costringe a pescare acqua in maniera anomala con la possibilità concreta di contaminazione delle stesse. Un quadro decisamente a tinte fosche.