La banca comunica i dati di un cliente: il caso fa giurisprudenza, chi ha ragione

Banca, dati della privacy forniti a chi non ne ha più diritto: perché la vicenda insegna per eventi futuri simili

banca dati privacy
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Oggi leggiamo la parola privacy ovunque. Se la ritroviamo dappertutto è perché probabilmente c’è bisogno di tutelarla. Paradossalmente, però, se dobbiamo gridare i fatti nostri ai quattro venti sui social, non ci pensiamo due volte.

La garanzia che i propri dati restino in un circuito chiuso e legittimo, è fondamentale. Se alcune informazioni finiscono in mano sbagliate, può essere molto pericoloso soprattutto in certi ambiti come quelli della finanza. Infatti anche se apriamo un semplice libretto postale dobbiamo firmare vari documenti con al centro la questione. Ciò succede anche se cambiamo operatore telefonico.

La banca comunica i dati e viola la privacy

LE NOTIZIE IMPORTANTI DA NON PERDERE OGGI:

C’è un caso del quale si è occupato il Garante per la Privacy. Riguarda una giovane donna che ha denuncia la propria banca perché avrebbe comunicato i dati del proprio conto corrente a terze persone. Nel caso specifico, al padre.

Il conto era aperto quando la ragazza nel frattempo era diventata maggiorenne, motivo per cui il padre non aveva più alcun diritto di controllare il conto e la banca non ha negato al padre l’accesso alle informazioni.

L’impiegato della banca aveva consegnato all’uomo una copia del documento con tutti i movimenti sul conto, come aveva sempre fatto.
Secondo il Garante della Privacy è illecito non solo il comportamento dell’impiegato ma anche della banca, dando ragione alla ragazza. Non ha ritenuto neanche che ci fosse la buona fede nel comportamento.

Per tali motivi il Garante ha deciso di multare la banca con una sanzione di 100mila euro. Un altro motivo che ha portato alla multa è che l’istituto di credito si è dimostrato recidivo sull’argomento poiché non è la prima volte che avviene un episodio simile. a

Come riporta federprivacy.org, la banca in questione è la Intesa Sanpaolo che in passato aveva ricevuto una sanzione di 200mila euro e non ha fornite al personale adeguate istruzioni sulle richieste per l’accesso ai dati bancari.