Poste Italiane: il caso dei piccoli uffici, lunghe code e tempi bliblici

La pandemia da coronavirus covid-19, e la conseguente crisi economica, hanno spinto Poste Italiane e fare scelte drastiche sul funzionamento dei piccoli uffici postali. Con risultati decisamente in chiaroscuro. Ecco perché

Poste Italiane INTERNO
Cassetta Postale Smart (Foto Ansa)

E’ davvero in chiaroscuro il bilancio della nuova strategia di Poste Italiane. Parliamo della Società per Azioni, multiutility, che gestisce servizi postali, bancari e finanziari. Azienda fino al 1998, ente pubblico economico, quindi sotto il controllo diretto dello Stato ed oggi quotata alla Borsa di Milano.

Quotata con un azionariato ripartito tra Cassa Depositi e Prestiti SpA, società del Ministero dell’economia e delle finanze, che ne detiene il 35,0%, lo stesso Ministero, che conserva il 29,3% delle azioni ed il restante 35% suddivisio tra azionisti privati di varia dimensione.

Ed è proprio questa vocazione ancora in gran parte pubblica ad indirizzare alcune scelte della S.p.A in particolare quelle del Piano Aziendale varato in emergenza a marzo del 2020 per fare fronte alla pandemia da coronavirus covid-19.

Un piano che tra le altre cose prevedeva la dismissioni di migliaia di piccoli uffici postali, in particolare quelli al di sotto di un certo numero di operazioni, inevitabilmente quelli dislocati in territori a vocazione turistica e montana.

Poste Italiane, il destino dei piccoli uffici

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Ma il piano al tagliando del primo anno di vita, marzo 2021, si è scontrato con una realtà complessa. Da un lato il perdurare della pandemia, da un altro lato l’avvento potente della crisi economica.

Per questo motivo Poste Italiane ha deciso di ridurre il numero delle chiusure garantendo, in particolare l’apertura, quanto meno stagionale, di quelli in zone dal grande flusso turistico ma deserte di inverno.

E’ il caso dell’ufficio postale di Colfiorito, piccola frazione di Foligno a cavallo con il confine marchigiano o quello di Canale d’Agordo centro in Provincia di Belluno. In questi giorni gli abitanti dei due centri hanno scoperto che la “promessa” di Poste Italiane di aprire in estate è in gran parte disattesa.

Prevalgono le chiusure solo in minima parte mitigate dalle aperture a giorni alterni. Aperture che peraltro non fanno altro che alimentare altri disservizi tra cui le lunghissime file, e la consegna della posta a macchia di leoperdo. L’unica consolazione per tutti questi utenti, spesso anziani, è quella di avere il Wi-fi gratuito ma è davvero una magra consolazione.